Medardo Rosso e Maria Lai al centro delle cinque nuove mostre in programma al Museo Novecento di Firenze

Presentata la nuova programmazione invernale del Museo Novecento di Firenze, con cinque nuove mostre tra le quali il terzo appuntamento del ciclo “SOLO“, che vede protagonista il ritorno a Firenze di Medardo Rosso e l’inaugurazione della sala “Room“,  il nuovo spazio espositivo realizzato all’interno dell’ex Leopoldine, che ospita i presepi di Maria Lai nella mostra intitolata “L’anno zero“. Un progetto ciclico e di continuo rinnovamento quello che sta attraversando il Museo Novecento grazie alla direzione di Sergio Risaliti, che ha avuto il merito di aver vivacizzato con importanti esposizioni monografiche e mostre dedicate all’arte del disegno, gli spazi che ospitano insieme alla collezione permanente, anche i nuovi progetti di artisti contemporanei, registrando dall’anno passato un incremento del 30% dei visitatori. Proprio al piano terra del museo troviamo il nuovo progetto protagonista del “Paradigma.Il Tavolo dell’architetto“, che dopo l’allestimento dedicato a Benedetta Tagliabue, vede in programma fino al 28 marzo 2019 il lavoro di Leonardo Ricci, allievo di Giovanni Michelucci, qui omaggiato in occasione dei cento anni dalla nascita. Modellini in scala, disegni e fotografie ricreano grazie alla curatela di Laura Andreini, l’ambiente dello studio dell’architetto Ricci, che con i suoi progetti partecipò a numerosi concorsi dedicati alla ricostruzione della Firenze postbellica. La figura dell’architetto è anche ricordata ai giorni nostri per la controversa e dibattuta realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze, in quanto firmatario del progetto originario. Il terzo appuntamento della serie “The Wall” ospita invece una riflessione sul 1968, anno di profondi cambiamenti sociali, ma anche anno per certi versi nefasto e funereo, che segnò la scomparsa di molte personalità importanti del panorama culturale mondiale da Marcel Duchamp a Lucio Fontana, dal padre dell’arte povera Pino Pascali a Martin Luther King, Robert Kennedy, Jurij Gagarin e Salvatore Quasimodo. Nel progetto grafico del giovane artista Matteo Coluccia, intitolato “1968.Deadline“, curato da Sergio Risaliti insieme a Luca Scarlini e realizzato su di una superficie di ben 12 metri, viene offerta una sintesi delle varie anime e dei vari eventi che hanno contribuito a rendere unica la storia di questo anno spartiacque, caratterizzato da una pluralità di idee e slogan.
Sempre restando al piano terra del Museo Novecento, protagonista del nuovo spazio espositivo “Room” è l’artista di Ulassai, Maria Lai, che con i suoi presepi realizzati in terracotta, pietre, stoffa, fili e legno, attraverso la rappresentazione artistica della natività racconta il suo vissuto, la sua terra, la sua Sardegna. “L’anno zero” è il nome evocativo scelto per l’esposizione, che usando un termine caro all’artista “lega” insieme creatività e poesia nella varie composizioni, dove la povertà dei materiali utilizzati, diventa il punto di forza di queste opere. Ogni presepio nel suo essere inedito è espressione allo stesso tempo della realtà fiabesca e teologica, che attraverso l’arte di Maria Lai si offre al visitatore nella sua semplicità, densa però allo stesso tempo di immaginazione e tradizione.

Salendo al primo piano, nelle sale che hanno ospitato la mostra dedicata ai disegni degli artisti per il Maggio Musicale Fiorentino, troviamo il terzo appuntamento con l’esposizione dedicata all’arte del disegno, curata da Saretto Cincinelli, in programma fino al 28 febbraio 2019. La mostra vede esposte le opere di ben undici artisti, che tra la fine del Novecento e gli inizi del XXI secolo, nei loro lavori approfondiscono il rapporto tra segno e supporto, tracciando quasi a memoria le linee che daranno forma ad un’opera dinamica, non destinata ad essere riprodotta ulteriormente, ma compiuta e  fine a se stessa. Salendo di ancora un piano troviamo infine il grande ritorno a Firenze dell’artista Medardo Rosso, con l’esposizione di ben diciannove stampe a contatto ricavate da lastre originali, due autoritratti e la bellezza di sei sculture, di cui due provenienti dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Una mostra che celebra l’artista torinese, parigino d’adozione, offrendo una lettura ed un’interpretazione testuale dell’arte di Rosso a distanza di oltre cento anni dalla precedente mostra  “Impressionismo e Medardo Rosso“, organizzata a Firenze nel 1910 da Soffici, negli spazi del Club Lyceum. Gesso, cera e bronzo, l’arte dello scultore celebrato perfino da Degas, ma spesso osteggiato dalla critica italiana, spazia nelle opere presenti collocate in confronto diretto tra loro, grazie all’allestimento curato da Marco Fagioli e Sergio Risaliti. Varianti dello stesso soggetto come “Bambino delle cucine economiche” e “La Rieuse“, accompagnano ritratti innovativi e rivoluzionari per l’epoca in cui furono eseguiti. Esempio ideale a tal riguardo è il volto del “Bambino ebreo“, nel cui sguardo è contenuta una forte espressione malinconica, che nell’offrirsi a molteplici interpretazioni data la complessità dell’opera, pervade per indubbia bellezza lo sguardo del visitatore, così come quello degli artisti, che nel corso degli anni si sono ispirati al linguaggio di questo grande innovatore della storia dell’arte.

Testo e fotografie a cura di Simone Teschioni
©LeVentoNews.com

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