“Stop-hit vol. 3” il ritorno di Post-Hit con una speciale “black edition” contro la guerra

Dopo il successo delle prime due edizioni di Stop-hit a sostegno delle vittime di violenza e a favore dell’integrazione sociale, il movimento Post-hit legato alla street art fiorentina, festeggia il suo primo compleanno con una mostra-evento di lancio della nuova edizione limitata “YELLOW IS THE NEW BLACK” in tiratura di 101 copie, il cui ricavato sarà devoluto interamente ad Emergency, dando così un piccolo ma importante aiuto alle vittime di guerra, mine e povertà. In occasione della preparazione della mostra che verrà inaugurata il 19 settembre dalle ore 19:00 al locale “Lo Sverso” di via Panicale 7/R a Firenze, per LeVentoNews.com abbiamo avuto il piacere di intervistare lo street artist fiorentino fondatore del movimento Post-hit, che ci spiega come è nata l’idea di questo terzo volume e i progetti futuri che coinvolgeranno il movimento.

Dopo le prime due edizioni di Stop-Hit vol. 1 e vol. 2 torni sulla scena fiorentina con un nuovo evento che vedere protagonista un Post-hit di colore nero. Da dove viene questa scelta di alternare i colori tra scritta e sfondo?
E’ una scelta che segue il binario dell’autoironia. Bisogna essere disposti a mettersi in discussione in maniera “meta-artistica”, anche a costo di ribaltare totalmente ciò che siamo. Il Post-hit nero con la scritta gialla “Yellow is the new balck” agisce in tale direzione, e rimanda all’estetica di qualcosa che non passa mai di moda. Insomma, la speranza è che anche il giallo che caratterizza il progetto diventi un “evergreen”, (mi scuso per i giochi di parole con tutti questi colori, ma mi viene naturale). In termini più pratici, verrà prodotta e messa in vendita un’edizione limitata di Post-hit neri in tiratura di 101 copie. Tutto il ricavato della “serie nera” verrà destinato ad Emergency, in sostegno alle vittime di guerra, mine antiuomo e povertà.

Come nasce l’idea della collaborazione con Emergency e la scelta di destinare il ricavato a questa associazione?
L’iter delle varie iniziative ha sempre visto Post-hit contrapporsi a un valore assoluto negativo, come per “Stop-hit Vol. 1/Post-hit contro la violenza” e per “Stop-Hit Vol. 2/Post-hit contro il razzismo”. In questo caso si affronta il tema della guerra, purtroppo sempre attuale. Il primo pensiero dunque è stato quello di contattare Emergency, comunicandogli il mio desiderio nel realizzare un’iniziativa a loro favore. Il gruppo di Firenze è stato entusiasta nella risposta, velocizzando anche la comunicazione con la sede centrale, che ha confermato l’interesse.

A proposito di spirito civile che muove la tua street art, in occasione di quello che è stato il triste evento del Ponte Vespucci che ha portato alla scomparsa di Idy Diene, tanti sono stati i ragazzi senegalesi che hanno letteralmente indossato il tuo Post-hit con la scritta “Blood has just one colour”. Come ti sei sentito tu come artista, nel vedere che questi ragazzi, attraverso la tue parole, la tua arte, siano riusciti ad esprimere un pensiero così universale diventato poi slogan della manifestazione per Idy?
Non mi piace parlare di “slogan” della manifestazione, specie quando si tocca un argomento così delicato. Credo piuttosto che “Blood has just one colour” fosse il pensiero assordante di tutti coloro che erano presenti quel giorno e fortunatamente, anche di molti altri che non hanno potuto esserci.
Ci tengo a precisare, poi, che durante la manifestazione i Post-hit sono stati consegnati a ragazzi e ragazze, uomini e donne, bambini e bambine di tutte le etnie, e non solo ai partecipanti senegalesi. Chiaramente per quest’ultimi il clima era molto caldo e molto sentito. Le persone erano ancora scosse dal recente accadimento, per cui ogni volta che davo un Post-hit a un ragazzo o ad una ragazza della comunità, arrivava subito un suo amico che ne me chiedeva altri tre.
Nonostante le tragiche motivazioni, è stata una delle manifestazioni più belle a cui abbia mai partecipato. Tra tutti i presenti c’era un profondo senso di solidarietà che raramente ho avuto modo di respirare. È stato molto bello aver la possibilità di dare un sostegno solidale e creativo al corteo. C’erano anche Exit Enter, Ni An, Ache77, Guerilla Spam e molti altri, che come me hanno risposto a una sentita e repentina “chiamata alle arti” del Collettivo Ark e di Street Levels Gallery. La risposta è stata impressionante, con disegni e opere che sono arrivati da tutta l’Italia. Riguardo il caso di Post-hit in particolare, l’emozione è stata fortissima, soprattutto quando il giorno dopo ho scoperto che la foto di un ragazzo senegalese, che portava il Post-hit appeso al suo cappello arcobaleno era stata diffusa anche da alcune testate nazionali e da Al Jazzera, dando prova che un messaggio universale supera ogni tipo di individualismo.

Da quello che era una partecipazione personale, sfidando anche un po’ le leggi del coraggio con il tuo classico “Red is for the brave”, hai voluto creare con Post-hit un vero e proprio movimento. Come è stato recepito dalle persone secondo te questo cambiamento?
Nessuna sfida al coraggio. Come ripeto, “Red is for the brave” è ironia critica, e semmai andrebbe letto come “Red is for the Grave”, altrimenti detto “Se passi col rosso non sei tanto furbo e può essere che rimani schiacciato o fai un brutto incidente”.
Come giustamente hai detto, adesso l’interesse è di espandere il movimento nel mondo, facendo arrivare questi messaggi spensierati, ironici e poetici a più persone possibili. Il modo più sostenibile di farlo è  quello di cercare altri “post-hitters” che spontaneamente vogliano diffondere questi bigliettini gialli nelle loro città. Per ora ci sono state diverse adesioni da ragazzi e ragazze di altri paesi, e la cosa sembra funzionare.

Bigliettini gialli di benessere sempre più collezionati…
Sì, ci sono tantissime persone che inviano foto delle loro piccole collezioni, spesso anche con i doppioni. In questo caso, chiedo sempre di lasciare le copie in eccesso ad altri passanti, così che tutti abbiano modo di sorridere e/o portarseli a casa.

L’altra volta quando ci siamo incontrati ci hai confessato che il Post-hit attaccato al cestino della spazzatura con su scritto “Be my Michael Jordan” era uno dei tuoi preferiti. Ce ne sono altri che hanno preso il suo posto, o è sempre lui il tuo prediletto?
Devo essere sincero: “Be my Michael Jordan” è ancora in testa, ma si aggiunge anche ”It’s a long way to the top” (quello delle grondaie), chiara citazione della canzone degli AC/DC. Insieme a “Keep your dreams higher”, è forse uno dei Post-hit che più spinge a seguire le proprie aspirazioni e a realizzare i propri sogni, seguendo la solita dinamica giocosa del dialogo tra oggetto ed interlocutore.

Ci sono anche delle novità di Post-hit al femminile…
Sì, esatto. Dopo tutti i vari “Be my Mozart” e “Be my Michael Jordan”, riflettevo sulla mancanza di una “rappresentanza” femminile all’interno del progetto, e così una scarpa da donna abbandonata e un ombrello rotto sono diventati rispettivamente “Be my Cinderella” e “Be my Mary Poppins”, a confermare il filone fiabesco e poetico degli interventi.

Dopo quello che sarà questo importante progetto di “Stop-hit Vol.3”, quali sono gli obiettivi che Post-hit si pone davanti nel suo sviluppo come movimento vero e proprio?
Dopo “Stop-Hit Vol. 3”, l’obiettivo più immediato è quello di riprendere fiato. È stato un anno molto intenso e soddisfacente, anche e non solo in termine di fondi raccolti per le varie iniziative. C’è poi la volontà di concentrarsi sull’estensione del movimento, incrementando il lavoro sulla comunicazione e sul fare rete a livello internazionale. Un lavoro più tecnico, insomma, anche se il blocchetto in tasca non mancherà mai.
Ah, qualcuno dice che forse spunterà una special edition a tema Batman…

Stop-hit vol. 3 // Post-hit birthday & black edition against war

Link evento Post-hit: https://www.facebook.com/events/1864357746982907
Testo e foto a cura di © LeVentoNews.com

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