50 anni dall’esordio con l’Orchestra del Maggio, Muti festeggia nel Salone dei Cinquecento e con il Macbeth di Verdi a Teatro

Un Salone dei Cinquecento al gran completo, ha accolto con affetto e ammirazione il Maestro Riccardo Muti, in occasione dell’incontro organizzato per celebrare i 50 anni di carriera da quel lontano inizio come direttore dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, datato 1968. Anni vivi e ricchi di storia come definiti dallo stesso Muti, ma anche anni di agitazioni politiche, in cui i paragoni e le rivalità venivano definite da giornali e critica per coltivare anche all’interno del mondo dell’arte e della musica, quel forte dibattito che contraddistinse l’intero Paese.

Come uomo sono per natura anche politico, ma quando dirigo mi occupo e faccio esclusivamente arte. O almeno, ci provo…

Molte le tappe di questa straordinaria carriera ripercorse da Muti nel dialogo con Leonetta Bentivoglio, all’ombra del Gonfalone del Comune di Firenze. Dal primo ingaggio a Milano in Conservatorio con la cattedra di docente di pianoforte complementare, alla vittoria nel 1967 del concorso Guido Cantelli, che consentì al Maestro di vantare la proposta di tre ingaggi come Direttore d’Orchestra tra Genova, Catania e Firenze. Fu proprio a Firenze che si concretizzarono le opportunità di questo giovane talentuoso musicista, dove nel novembre del 1967 fu accolto e messo alla prova nell’esecuzione al piano del “Concerto di Mozart in Si bemolle maggiore” e di brani del compositore Benjamin Britten, niente di meno che dal pianista Svjatoslav Richter, che di lui disse: “Se dirige come suona allora è un buon Direttore, quindi accetto“.

Votato alla bellezza della musica, grazie all’insegnamento artistico ed etico, ricevuto dai suoi severissimi insegnanti, Riccardo Muti dimostrò fin dalle prime battute di possedere un carattere e una fermezza, che dal quel preciso momento lo avrebbero accompagnato in tutta la sua carriera.

Durante le prove, al vedere ad ogni mia interruzione l’Orchestra agitata e poco concentrata sulla preparazione del concerto, dissi: il nome che vi accompagna è grande, ma per me buona parte di voi dovrebbe essere buttata fuori di qui“.

Insieme alla nomina a Direttore dell’Orchestra del Maggio nel 1968, davanti ad amici presenti in sala, alle autorità, alla stampa, al Sindaco di Firenze Dario Nardella e al Sovrintendente della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino, Cristiano Chiarot, il Maestro Muti ricorda con affetto anche i suoi primi passi da cittadino fiorentino, con l’acquisto della casa in Via Rucellai 15 e l’acquisto da Ceccherini del pianoforte Schimmel 1/4 di coda, compagno inseparabile di vita e partiture, tutt’ora presente nello studio del Maestro.
Memore dell’esperienza dell’esecuzione integrale del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, quando lo spettacolo era solito concludersi nello splendore delle luci bianche che avvolgevano il Teatro, insieme a repentini cambi di scenografie nel terzo atto per assecondare la critica, Riccardo Muti ripercorre anche le altre tappe della sua carriera come il tanto politicamente discusso dittico di “Cavalleria Rusticana e Pagliacci“, le direzioni eseguite insieme alla regia di Ronconi nell’Orfeo, il Nabucco, la Norma, il Trovatore, ma anche l’edizione memorabile dei Puritani, e tante altre come l’Africana di Giacomo Meyerbeer con Jesseye Norman.

Questo è un Paese che ha bisogno di più orchestre e di aprire altri teatri. Non è possibile che nel 2018 ci siano ancora Regioni in Italia che non dispongono di Teatri d’Opera e di orchestre proprie“.

Omaggiato con la tessera onoraria degli Amici del Maggio e con la maglietta della Fiorentina con dietro la scritta Muti 50, prima di congedarsi dal pubblico del Salone dei Cinquecento, il Maestro Riccardo Muti ha colto l’occasione per rinnovare ancora una volta, come già annunciato in occasione del concerto eseguito per il G7 della Cultura sempre a Palazzo Vecchio, l’impegno di riportare in Italia e nello specifico a Firenze, le spoglie di Luigi Cherubini, musicista e compositore stimato in vita dallo stesso Beethoven. A fronte del rientro del corpo del compositore, morto il 15 marzo del 1842 a Parigi, a cui il Conservatorio di Firenze si lega nel nome, Muti rivolgendo un appello pubblico promette anche l’esecuzione di un concerto all’interno della Basilica di Santa Croce, con in programma il “Requiem in Re minore” che lo stesso Cherubini scrisse per il suo funerale.

“Non ce lo mandano? e noi ce lo andiamo a prendere… guidati da me”

Testo e foto a cura di © Simone Teschioni

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