Inaugurata agli Uffizi la nuova sala dedicata ai capolavori di Raffaello e Michelangelo

Dopo l’inaugurazione delle nuove sale del Seicento, che ospitano i capolavori di Caravaggio e Gherardo delle Notti, in attesa del nuovo allestimento dedicato interamente a Leonardo da Vinci, le Gallerie degli Uffizi cambiano nuovamente volto, grazie al nuovo allestimento della sala 41 del corridoio di ponente che riunisce insieme le opere di Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti. Una scelta che permette di mettere in luce grazie all’esposizione di opere come il “Tondo Doni” di Michelangelo e i ritratti di “Maddalena e Agnolo Doni” di Raffaello arrivati da Palazzo Pitti attraverso il Corridoio Vasariano, il grande periodo artistico che la città di Firenze visse durante gli anni della prima Repubblica Fiorentina.

Un allestimento e un lavoro di restauro, reso possibile grazie all’intervento e al forte investimento delle Associazione “Amici degli Uffizi” e “Friends of the Uffizi Galleries“, che ha incontrato l’invidia di molti, ma allo stesso tempo anche tanti consensi e approvazione come quella del Professore Antonio Paolucci, che ha definito la nuova sala dedicata a Michelangelo, come “la grande rosa dei venti dell’arte italiana ed europea, perché confrontandoci in questo percorso con Raffaello e Michelangelo si possono capire a pieno quali sono state le tendenze artistiche fondamentali, che hanno attraversato in quel periodo la storia dell’arte“. Il nuovo allestimento della sala, curato dall’architetto Antonio Godoli, consente di indagare a pieno sui legami che univano questi artisti nel loro comune periodo fiorentino, grazie anche alla sistemazione delle opere all’interno di apposite teche, che consentono al visitatore di potersi avvicinare notevolmente ai dipinti, ammirandone così a pieno i dettagli e i particolari. L’esposizione è infine arricchita dalle opere di un altro grande personaggio dell’arte del primo cinquecento, il domenicano Fra Barolomeo, i cui lavori, sistemati in relazione alle opere di Raffaello, permettono di evidenziare gli scambi artisti avvenuti tra i due e il profondo rapporto di amicizia che univa il frate domenicano di San Marco, al pittore di Urbino.

Testo, video e fotografie a cura di © Simone Teschioni

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