“Nascita di una Nazione – Tra Guttuso, Fontana e Schifano”- Palazzo Strozzi, Firenze

In programma a Firenze dal 16 Marzo al 22 Luglio 2018 presso le sale di Palazzo Strozzi, troviamo la mostra “Nascita di una Nazione – Tra Guttuso, Fontana e Schifano”. L’esposizione curata da Luca Massimo Barbero riunisce per la prima volta opere di artisti che negli anni ’50 e ’60 del XX secolo, integrando le contraddizioni del Paese, hanno dato vita con le loro opere a nuovi linguaggi, operando negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, una vera e propria rinascita dell’arte italiana.

L’esposizione si apre al pubblico con il dipinto di Renato Guttuso, “La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio”, un’opera dal forte impatto visivo, accompagnata da quattro video che ripercorrono la storia del paese fino agli inizi degli anni ’70. Subito dopo proprio ad evidenziare le contraddizioni politiche ed identitarie che animano l’Italia in quel periodo, troviamo protagoniste le nuove avanguardie con l’opera astratta di Giulio Turcato “Il comizio“, il “Generale incitante alla battaglia” di Enrico Baj e il manifesto strappato raffigurante Mussolini intitolato “L’ultimo re dei re” di Mimmo Rotella, un décollage che attraverso gli strappi del manifesto, vuol simboleggiare un distacco netto del recente passato, rispetto alla formazione di una nuova memoria storica.
Le seconda sala dai toni volutamente più scuri, esalta le opere di Alberto Burri ed Emilio Vedova, protagonista con la sua tela “Scontro di situazioni” del 1959. Il ritorno alla luce avviene nella terza sala della mostra, una “sala bianca” dove insieme alle opere di Piero Mazoni, Pietro Consagra e Paolo Scheggi, troviamo il capolavoro di Lucio Fontana, “Concetto spaziale” del 1965. Un bianco accecante, che scelto come sfondo per l’allestimento della sala, si mostra come una nuova pagina di un libro su cui poter scrivere un moderno capitolo della storia dell’arte, “dove l’opera stessa non diventa più un quadro, ma si trasforma in un oggetto in cui poter inserire anche dell’ironia”, come spiegato dallo stesso curatore, Luca Massimo Barbero.
Si sviluppano così nuove immagini, simboli, figure, gesti e linguaggi, che nelle sale successive possiamo osservare nella “Coda di cetaceo” di Pino Pascali del 1966 e attraverso le opere di Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Mario Ceroli e Sergio Lombardo, testimone del periodo storico con i suoi smalti su tela, come quello raffigurante il Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy. La mostra prosegue poi nel descrivere le cronache politiche degli anni ’60, mettendo in luce grazie a “Compagni, compagni” e al “No” smaltato di Mario Schifano, accompagnato da “Corteo” e “Stelle” di Franco Angeli, la nuova libertà artistica che domina gli interpreti del tempo. Una consapevolezza, che passando per “L’Italia” capovolta di Luciano Fabro del 1968, sfocia senza tralasciare la durezza delle forme e del linguaggio di alcuni artisti, nell’ultima sala dedicata agli ideali che sostengono l’immaginazione al potere, dove la grande “Mappa” di Alighiero Boetti e “Tentativo di volo” di Gino de Dominicis, accompagnano l’opera di Giuseppe Penone, “Rovesciare i propri occhi“, in quella che vuole essere un analisi e un giudizio introspettivo dell’Italia, desiderosa di estendere il proprio linguaggio artistico verso scenari e confini sempre più internazionali.

Testo, fotografie, video e interviste a cura di ©Simone Teschioni

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