LeVentoNews.com – Intervista a Serra Yilmaz

In occasione del tredicesimo anno di replica dello spettacolo “L’Ultimo Harem” in scena presso il Teatro di Rifredi, nella pausa tra una data e quella successiva, per i lettori di LeVentoNews.com abbiamo avuto il piacere di intervistare Serra Yilmaz, attrice simbolo delle pellicole di Ferzan Özpetek a partire da “Harem Suare”, le “Fate Ignoranti” fino ad arrivare a “Saturno Contro” e il recente “Rosso Istanbul”, pellicola che l’ha consacrata come una vera e propria musa del regista turco.

Parliamo del successo dello spettacolo “L’Ultimo Harem” che contando anche quest’anno è la tredicesima volta che viene presentato al Teatro di Rifredi. Uno spettacolo che lo stesso pubblico più volte ha richiesto a gran voce.
Assolutamente è andata proprio così. Non avendolo presentato l’anno scorso, camminando per la strada la gente mi fermava e mi chiedeva come mai non fosse stata presa in considerazione una nuova replica durante la stagione. In tanti mi hanno detto che volevano portare l’amico, il fratello, il nipote, insomma tutta la famiglia. Così ho insistito presso il Teatro di Rifredi per proporlo nuovamente anche quest’anno. Penso di aver avuto ragione, considerando il tutto esaurito in tutte e dieci le repliche. Alla fine abbiamo dovuto aggiungere anche una data straordinaria.

Un bel rapporto che ti lega al Teatro di Rifredi non solo con questo spettacolo, ma anche con il prossimo che sarà Grisélidis, in programma da giovedì 25 a sabato 27 gennaio…
Certo, anche se Grisèlidis, a differenza de “L’Ultimo Harem” non è una produzione del Teatro di Rifredi. Grisèlidis è una storia che parla ancora di donne, nello specifico di una prostituta, una figura che in particolare mi ha molto affascinato per la sua determinazione a non lasciarsi vincere dalla disperazione, una determinazione che la porta ad essere sempre molto umanista, ed è per questo che ho voluto portare la sua parola, la sua voce in teatro. Sono molto contenta di questo spettacolo. Grisèlidis è un personaggio che è realmente esistito e che è morto di cancro nel 2005. Una donna affascinante con un destino molto particolare.

Un altro spettacolo che ti vede protagonista qui a Firenze è “La bastarda di Istanbul”.
La bastarda di Istanbul quest’anno lo portiamo a Roma. Speriamo piaccia al pubblico romano che nonostante sia un po’ più disperso, penso sappia apprezzare la particolarità di questo spettacolo.

Dal teatro passiamo inevitabilmente al cinema e al tuo legame con Ferzan Özpetek che ti vede protagonista non solo nei suoi film, ma anche nella vita di tutti i giorni attraverso una profonda amicizia reciproca. Nel suo ultimo “Rosso Istanbul” reciti un ruolo un po’ atipico rispetto agli altri, dove conquisti per il tuo essere vivace e dirompente, sbaglio o sei come un po’ tenuta a freno?
Diciamo che in questo film sono un personaggio che rompe molto le scatole. Ci siamo diverti molto costruendo questa figura molto severa. Mi piace molto fare delle cose che non si assomigliano tra loro. Ultimamente poi abbiamo scambiato le parti, Ferzan è stato coproduttore del remake turco di “Perfetti Sconosciuti”, che io ho realizzato invece come regista. È stata la mia prima volta alla regia ed è stato un altro piacevole modo di collaborare insieme.

Un tuo consiglio ai giovani che vogliono approcciarsi al teatro e alla recitazione?
A dire la verità direi che i giovani devono andare in più direzioni possibili se vogliono imparare qualcosa. Ci può essere la strada del conservatorio, dell’accademia o anche altre scuole che sono in grado di dare delle buone basi di studio. Quando spesso mi chiedono, come te adesso, quale fra le tante scuole sia la migliore, rispondo sempre che qualsiasi scuola va molto bene, anche la peggiore che ci possa essere, perché nonostante tutto da ogni realtà che viviamo si impara sempre qualcosa. Alcune volte dobbiamo poi essere anche in grado di disimparare quello che si è imparato. Bisogna approfittare di tutto ciò che si presenta nella vita.

Quindi più che una scuola specifica, consigli una scuola di vita?
Una scuola di vita? Non so. Diciamo che in realtà questa è una domanda a cui non ho una risposta precisa, ma credo nel fatto che i giovani per poter fare questo mestiere, devono essere molto curiosi, molto osservatori ed essere in grado di imparare di tutto.

Oltre alla recitazione molto importante è anche il tuo ruolo di interprete. Non a caso sei stata scelta per fare da interprete nel viaggio in Turchia non solo di Papa Benedetto XVI, ma anche di Papa Francesco. Come è stato per te vivere questa esperienza?
Mi sa che qui ti devo un po’ deludere perché per me questi personaggi mistici, non rappresentano propriamente un personaggio mistico , ma piuttosto un personaggio di potere, un personaggio politico che ha un forte potere a livello sociale. Posso dire di non avere mai provato una fascinazione particolare per questo tipo di cariche istituzionali. Diciamo che quando si fa da interpreti per molti anni si è abituati a rapportarsi con persone importanti, capi di stato e quant’altro.

Nel tuo essere attrice e nel tuo essere interprete, un’esperienza che ti porti dentro e che ogni volta ti strappa un sorriso?
Ci sono sempre dei momenti un po’ particolari, momenti un po’ assurdi che capitano nel mentre sei impegnato a fare da interprete a presidenti o a personaggi molto importanti, spesso ci sono regole molto precise che ti fanno sorridere, e non poco. In modo particolare un momento preciso non mi viene in mente ma posso dirti che fare da interprete è un lavoro molto denso, molto duro, che però ha i suoi risvolti interessanti, riuscendo spesso nel dialogo a cogliere il nocciolo di certe situazioni. Quello di interprete è un lavoro che faccio sempre meno ma quando riesco, mi diverte sempre come il primo giorno.

Per la televisione italiana, hai avuto anche modo di partecipare alla prima edizione di Celebrity Masterchef. Come ti è sembrata come esperienza? Ti piace cucinare?
Mi piace molto cucinare, ma credo che Masterchef, soprattutto quello Celebrity non sia necessario solo saper cucinare. Penso che non ero ben preparata per questa esperienza, perché di solito non guardo questi programmi. In compenso mi interesso molto alla cucina, mi piace creare e sperimentare, ma diciamo non sotto i riflettori.

Sempre parlando della cucina molte sono le scene nei film di Ferzan Özpetek in cui reciti, che vi vedono seduti a tavola partendo dalle “Fate Ignoranti”, passando per “Saturno Contro” e infine “Rosso Istanbul”…
Ma perché lo stare a tavola è un momento importante della nostra vita, è un momento di condivisione con gli altri e quando si tratta di scene di cene, in cui siamo tutti riuniti a sedere, si parla spesso di condivisione, di esperienze e vita quotidiana. È un momento di pura comunicazione.

A proposito dell’ultimo film di Ferzan, “Napoli Velata”, anche in questa occasione l’idea della trama è nata quando eravate a tavola insieme, giusto?
Si a casa mia anni fa, quindi come vedi lo stare a tavola ti può portare dovunque.

Per concludere, come definiresti il tuo rapporto con Firenze?
È una città a cui sono molto legata, al punto che ultimamente ho preso in affitto anche un appartamento. Fino adesso non ho mai avuto una casa in Italia, nonostante il mio legame con Firenze sia molto anziano. È un rapporto felice che risale alla mia gioventù. Questa città è il primo posto che ho conosciuto in Italia, dopo il Mugello. Come nella mia vita ho vissuto tra Parigi e Istanbul ora mi trovo qui a Firenze. Mi piace vivere qui, diciamo che Firenze rispetto a Roma, dove anche li ho vissuto, per me rappresenta più l’idea di casa.

Testo e intervista a cura di ©Simone Teschioni

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