LeVentoNews.com – Intervista allo Chef Bruno Barbieri

Con la settima edizione di Masterchef che sta già entrando nel vivo della competizione, riproponiamo ai lettori di LeVentoNews.com l’intervista rilasciata ai nostri microfoni dallo Chef Bruno Barbieri, cuoco stellato e giudice del format televisivo di successo mondiale, in occasione del Wired Next Fest 2017 di Firenze il 1 Ottobre 2017.

Circa il tema del “confine”, quanto questo ha influito nel tuo modo di approcciarti al lavoro e quanto ti ha spinto ad andare sempre oltre, fino ad ottenere i risultati e i meriti che ti vengono riconosciuti?
Beh sai ho sempre pensato una cosa, che non ci sono confini nella vita, nel lavoro e nelle proprie storie private, nel senso che il mio lavoro è cominciato andando a giro per il mondo e ho capito che facendo tutto ciò, sarei riuscito ad arrivare dove sono arrivato. Mi piaceva l’idea di non starmene solo qua, ma volevo aprirmi, conoscermi. Le conoscenze sono state importanti per tutto quello che è stata la costruzione del mio lavoro e del Brand “Bruno Barbieri”. Poi è arrivata la televisione che è stata un po’ come la ciliegina che ha coronato anni e anni di grandi sacrifici.

Quanto le tue origini, quella che tu chiami la tua memoria, ha giocato un ruolo primario nella tua formazione?
Ho avuto la fortuna e la sfortuna di vivere in una famiglia in cui comunque mio padre per mille motivi, soprattutto di lavoro, si trasferì in Spagna e quindi mi sono subito fin da piccolo trovato a fare i conti con l’apertura verso nuovi confini. Ho avuto di conseguenza la fortuna di vivere con mia nonna che è stata per me una donna molto importante, la donna che mi ha insegnato le basi, che aveva capito che il mio talento era la cucina e vivere in quel mondo lì. Fin dall’età di 10 anni avevo capito che da grande avrei voluto fare lo chef, allora si chiamava il cuoco e l’idea di viaggiare, che era un altro dei miei obbiettivi, potevano andare di pari passo insieme. Da quel giorno ho capito che me ne dovevo andare via. Me ne sono andato, ho iniziato a girare e ora sono tanti anni che nonostante i miei cinquant’anni devo tornare a casa. Lo ammetto ho una casa.

A proposito di figure femminili, hai accennato prima ad alcune novità che gli spettatori troveranno nella nuova edizione di Masterchef. Puoi dirci qualcosa di più?
Ormai è di dominio pubblico, Carlo Cracco non è più con noi ha deciso di fare altre cose nella vita. In trasmissione è entrata Antonia Klugmann, chef giovane, molto promettente, equilibrata e un po’ severa che ha dato secondo me, quel tocco di femminilità che ci voleva in mezzo a tre energumeni come siamo noi. Credo che questo inserimento abbia dato anche quel tocco di classe che questo programma ha, aveva e con l’arrivo di Antonia, avrà ancora di più.

Come hai preso la notizia della decisione di Cracco di non fare più parte della squadra di Masterchef?
Con Carlo credo che sia più un arrivederci che un addio. Nel nostro lavoro è sempre stato così, da cosa nasce cosa, nella vita si fanno delle scelte. Attualmente è impegnato nell’apertura della sua nuova location e probabilmente aveva bisogno di essere più concentrato su quello, senza tralasciare poi l’impegno di Hell’s Kitchen.

Un’ ultima domanda per salutarci, che consiglio daresti ai giovani che si affacciano sul mondo della cucina e che vogliono non tanto arrivare, quanto imparare umilmente la tua professione, il tuo mestiere?
Questa è una domanda molto interessante. La cosa che voglio dire a tutti i giovani che si approcciano a questo mestiere è che molto importanti sono i primi anni di costruzione che devono essere fatti in Italia, perché qui da noi abbiamo veramente tanta ricchezza quando si parla di materia prima. Poi devono andare in giro per il mondo, conoscere gente, conoscere culture. Questo è importante per mixare il tutto ritornando qua e dare il meglio di sé. Poi io sono estremamente convinto di una cosa, che chef si nasce e non si diventa. Nel senso che questo mestiere ce lo devi avere dentro nel sangue, nell’anima. Si può dire che nelle tue vene è come se dovesse scorrere il cibo, come se fosse una vocazione.

 

Testo a cura di © Simone Teschioni

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