Teatro alla Scala: apertura col verismo di “Andrea Chénier”

Un’opera che mancava da 32 anni, eppure così legata ai milanesi, che nel marzo del 1896 la videro debuttare proprio nel loro teatro, tributando il primo vero successo di Umberto Giordano. Si trattava, allora, del “giovane” Giordano all’inseguimento del “grande” librettista di Puccini, Luigi Illica, a cui l’autore aveva la premura di strappare un altro dei suoi grandi libretti. Lo nota il maestro Riccardo Chailly, puntualmente chiamato per l’inaugurazione del 7 dicembre, il quale aveva diretto in prima persona l’esecuzione milanese del 1985, di cui permane qualche esponente tra le file dell’orchestra. Un lavoro minuzioso, quasi scientifico, figlio di una forte conoscenza della partitura e dei suoi stringenti requisiti interpretativi, condotto credendo in quella rivoluzione dell’opera che fu il verismo, un filone sposato anche dallo stesso Alexander Pereira (Sovrintendente e Direttore Artistico del Teatro alla Scala), il quale lascia intravedere in questo “Chénier” il proseguo di un piano più ampio. Dal regista, alla costumista (Ursula Patzak), dalle soluzioni illuminotecniche di Pasquale Mari, al sempre d’effetto carillon scenico di Margherita Palli: molteplici sono le maestranze coinvolte per un risultato poliedrico, tradizionale, come il cammeo che Maddalena di Coigny porta al collo fino a che a San Lazzaro le servirà come moneta di scambio. Del resto, la regia di Mario Martone promette un’attenzione alle necessità dei cantanti lirici, ma anche la volontà di esprimersi con un taglio attuale mettendo allo specchio i fautori di questa epica rivoluzione, quella francese, colma del suo più intenso slancio vitale, ma al contempo alla ricerca di ideali messi a continuo repentaglio da un’intrinseca contraddizione, quella dell’animo umano, sdoppiato e deforme come il gioco di specchi dei primi quadri, portato a convergenza nella grande scena in cui Carlo Gérard stenderà l’accusa contro il poeta Andrea Chénier, colpevole solamente di essere corrisposto dalla stessa donna, la bionda Maddalena di Coigny.

Andrea Chénier.jpg

Davvero un bel risultato, almeno a giudicare dalla diretta Rai 1 trasmessa ieri dalle 18, la cui emozione è traspirata ancora una volta nelle intense interpretazioni dei protagonisti. Frizzante la mulatta Bersi di Annalisa Stroppa, particolarmente dedita alla sudditanza alla ex padrona, nel mentre caduta in miseria, situazione che la porta a vendere il suo corpo e a divenire una “meravigliosa”. A suo agio anche Carlo Bosi, nel rodato ruolo di spionaggio, a cui si approccia in gran sintonia con le direttive di Chailly, per non parlare del magnifico coro del Teatro alla Scala di Milano, orlato da vesti in perfetto stile settecentesco, merito del fine lavoro della sartoria e delle coreografie di Daniela Schiavone, che per un attimo portano nell’inaugurazione della stagione anche la componente relativa al ballo. Davvero mirabile è la sinergia dei comprimari, tra i quali ricordiamo Mariana Pentcheva (Contessa di Coigny e madre di Maddalena), Judit Kutasi (la cieca Madelon, pronta a sacrificare l’unico suo erede per la rivoluzione), Gabriele Sagona (Roucher), Costantino Finucci (il romanziere Pietro Fléville), Francesco Verna (il sanculotto Mathieu), Manuel Pierattelli (l’abate con le notizie del re), Romano Dal Zovo (carceriere a San Lazzaro) e gli esecutori della macchina del terrore: Gianluca Breda (Fouquier Tinville) e Riccardo Fassi (Dumas). Il contradditorio ruolo di baritono che dà vita a Carlo Gérard, davvero di spicco in quest’opera, va all’ormai ben noto Luca Salsi, a cui spetta vocalmente il compito di difendersi di fronte alla grande Russia, che schiera al vertice la coppia di amanti, nel palco e nella vita, impersonata da Yusif Eyvazov (Andrea Chénier), per la prima volta alla Scala, e la sensuale Anna Netrebko (Maddalena di Coigny), al debutto nel ruolo, per la quale ci si auspica che il teatro riservi future e significative collaborazioni. A tutti loro, un grande in bocca al lupo per le repliche: la parola a chi avrà il piacere di ascoltarli dal vivo.

Testo a cura di © Gianmarco Gurioli
Foto © Teatro alla Scala

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