Street Art – “Post-Hit” si racconta a LeVentoNews.com

Camminando per la città di Firenze, da un po’ di tempo è possibile notare una nuova forma di street art che sta sempre di più prendendo forma e corpo. Dai semafori, alle librerie, dai cestini dei rifiuti, alle piazze fiorentine, tutta una serie di luoghi e oggetti che entrano in relazione e in gioco tra loro grazie a Post-hit. Di questo giovane Street artist sappiamo ancora poco, anche se molti sono già i paragoni che lo accostano ai grandi della realtà fiorentina come Clet e Blub. Per i lettori di “LeVentoNews.com” siamo riusciti a conoscere in anteprima il “volto” e la persona che con la sua arte risponde al nome di Post-hit. Davanti ad un buon bicchiere di vino, rosso naturalmente, come il suo ormai celebre “Red is for the brave”, abbiamo avuto il piacere di raccogliere in anteprima assoluta, attraverso questa piacevole intervista, la testimonianza del suo lavoro e del suo mettersi in gioco.

Perché Post-Hit?
Perché la gente ha bisogno di ridere. Per sorridere, deve essere colpita in qualche modo. Un biglietto di carta, una carezza gialla. “Hit”: colpisce, ma non fa male.

Abbiamo visto che ultimamente in città a Firenze molte sono state le tue applicazioni c’è uno studio sui luoghi? Come nasce la scritta sul Post-hit?
La scrittura nasce come una sintesi, come una ricerca sulla centralità dell’uso della parola. C’è uno studio sia dietro al testo, che in merito agli ambienti e agli oggetti più diffusi e utilizzati dalle persone sul territorio cittadino, come le fermate dell’autobus, i cestini ed i luoghi di aggregazione e scambio culturale come librerie ed università. Fondamentalmente, questo progetto è un tentativo di mettere in contatto i passanti con la città e i suoi oggetti, apparentemente inanimati, ma con una loro storia che va dalla produzione alla fruizione. Creare un dialogo personale, ironico e spensierato attraverso la street art, la quale, di fatto, non è altro che un mezzo di comunicazione.

Un’idea molto romantica…
Sì, c’è anche dell’inguaribile romanticismo, come del resto un tocco di epicità in Re Artù e la sua Excalibur. C’è poi la tastiera del terminal della banca, che aspetta il suo Mozart, il cestino che vuole la schiacciata di Michael Jordan e altri ancora. Sto ancora aspettando la scarpetta di Cenerentola abbandonata in mezzo alla strada, ma sono convinto che prima o poi la troverò.

Diciamo una serialità che porta con sé tanta ironia. Una street art a portata di mano, pubblica, quasi un regalo che tu fai a chi vuole portarsi il Post-hit con sé…
Sì. Di base, la mia idea è quella di una street art non invasiva. L’applicazione dei post-hit deve essere talvolta seriale e fatta in maniera tale che porti ad una visibilità e riconoscibilità quantomeno giornaliera. Cerco un’arte fruibile, lasciata e regalata di proposito a chi la trova, sia come dialogo scritto che tramite l’appropriazione del Post-hit. E’ bello che a tutto questo si leghi la dinamica del “furto”, anche se di furto non si tratta, poiché è insito nell’intenzione del progetto che questi Post-hit vengano staccati dalla gente. Si crea così una sorta di collezionismo da parte di chi ne fa una vera e propria raccolta, diventando così come una “caccia al tesoro”, una ricerca dei Post-hit per tutta la città.

Qualche episodio curioso legato a Post-hit ?
Per quanto riguarda “Red is for the brave” e i semafori, mi sono giunte voci di accuse di istigazione ad attraversare col rosso, nei confronti di ragazzini e giovani studenti. È un chiaro esempio di come l’ironia non sia alla portata di tutti e questo mi dispiace, anche perché l’intenzione di Post-hit è proprio quella di arrivare a più persone possibile. Un’idea semplice fruibile da tutti. L’ironia è una lama sottile, ma non tutte le lame uccidono, molte tagliano del buon cibo e regalano benessere alle persone.

Il tuo Post-hit preferito? Il figlio a cui sei più legato?
Beh, devo dire che essendo volutamente a portata di tutto e di tutti è difficile sceglierne uno ,anche se “Be my Michael Jordan”, un po’ per il collegamento al rispetto dell’ambiente e della città, mi vede un po’ preferirlo agli altri.

Ultimamente sei stato paragonato a molti artisti come Clet, Blub, che non solo sono principi della realtà fiorentina, ma anche internazionale. Considerando questo paragone, quali sono gli obbiettivi  di Post-hit nel breve e lungo periodo? Fin dove vuoi metterti in gioco?
Non saprei dirti dove potrebbe arrivare. Partendo dal breve termine, sabato 25 novembre ci sarà una mostra al Caffè Notte (zona Santo Spirito), per la quale entro e non oltre il 21 novembre è possibile ordinare (via mail a posthitproject@gmail.com) un piccolo poster book, contente un pieghevole con le foto documentative del progetto. Il ricavato di tutta la vendita sarà destinato ad una Onlus del territorio fiorentino che opera con donne e minori vittime di violenza. Non a caso, il 25 novembre è la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne”. Lo reputo un bell’obiettivo per iniziare. Parlando del futuro, sarebbe bello se Post-hit diventasse un movimento e se ci fosse un interesse da parte delle persone nel creare un gruppo di “post-hitters” anche in altre città, non solo in Italia. Mi piace l’idea di poter regalare sorrisi a meno di due centesimi l’uno.

Un messaggio a chi vede i tuoi Post-hit a giro?
Rubateli tutti. Sono lì che vi aspettano!

LeVentoNews intervista @Post-Hit

Testo e intervista a cura di ©Simone Teschioni

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