Wired Next Fest 2017 – Pif

In questa prima giornata del Wired Next Fest 2017 tanti sono gli ospiti che si stanno alternando sul palco del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio tra conferenze, incontri e interviste mettendo sempre al centro del dibattito il tema dei “confini”, promosso da Wired in questa seconda edizione del Festival fiorentino. Interessante e a tratti comico, al punto da conquistare continui applausi e risate da parte del pubblico presente è stato l’incontro che ha visto Pif, regista e conduttore radiotelevisivo, insieme a Michele Astori, conduttore radiofonico e sceneggiatore, parlare del tema dei confini, facendo un parallelo con le realtà provinciali che popolano le nostre vite. Dall’esperienza raccolta di un parroco che invoca durante una celebrazione la benedizione dei santi per rimuovere la ztl nell’area della sua chiesa, alle differenze linguistiche che tra città, seppur vicine, ci proiettano verso mondi sconosciuti di terminologie arcaiche ed infinite, per arrivare alla fine, attraverso le leggende sull’origine del cannolo siciliano, alle dispute toponomastiche tra “Arancina” e “Arancino”. Storie di confine, che raccontano con un tocco di ironia, uno spaccato interessante del nostro Paese.
Per i lettori di LeVentoNews.com riportiamo qui a seguire l’intervista realizzata con Pif, raccolta a fine conferenza che lo ha visto protagonista in questa mattinata del Wired Next Fest2017.

Pif secondo te, parlando di confini, come possono le nuove generazioni affacciarsi verso un mondo di opportunità, rispetto alla realtà che abitano e che li vede spesso protagonisti solo all’interno del luogo dove sono nati e cresciuti?
Parlando per esperienza, il posto dove sei nato e cresciuto ritorna molto spesso nella tua vita, soprattutto nel momento in cui ti ci allontani. Il tuo luogo di origine è una presenza costante che non riuscirai più a levartela. Poi naturalmente dall’altro lato c’è la globalizzazione, la tecnologia che ci permette di essere un po’ più presenti, pur se abitiamo nel paesino più sperduto. Oggi è pressoché impossibile vivere scollegati dal mondo e questa seppur con le giuste cautele, è un’occasione da sfruttare. Sarebbe un peccato non usufruirne e rimanere confinati a una realtà sola.

Circa l’influenza del web, abbiamo sentito prima la Presidente Boldrini fare un intervento sulle fake news. Tu da giornalista, come consigli l’approccio alla rete specie nel reperire le informazioni dai social network?
Mah, io ho sempre sospettato che le fake news, per cui sarebbe bello trovare un termine italiano, in realtà sono un qualcosa di finto che le persone nel momento in cui ci si relazionano, sono consapevoli della loro falsità. Il problema secondo me è che leggendo queste notizie e spesso condividendole, la gente purtroppo inizia ad utilizzarle come un metodo per sfogarsi, alimentando inconsciamente un sistema illusiorio e insidioso.

La bufala…
Si ecco la bufala, chiamiamola così che è un termine anche simpatico. Penso che la gente pur sapendo della falsità di quella notizia, si diverta nell’alimentarla. Si dovrebbe di più educare alle responsabilità e alle conseguenze che questa produce, che spesso sono immense e negative.

Come pensi che si possa se non contrastare questo fenomeno, quanto meno mettere in guardia chi si affaccia alla rete per la prima volta e si trova a leggere queste notizie false? Come si può portare la gente a non farsi condizionare da queste bufale?
Quello che dico sempre è che non bisogna affossarsi sui social network, su facebook e sul computer in generale. Internet, il computer, la rete devono essere uno strumento in grado di migliorare la tua vita, non di peggiorarla. Se ci si affossa è la fine, è la morte. La vita è fuori, ricordiamocelo sempre.

Testo, intervista e foto a cura di ©Simone Teschioni

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