Wired Next Fest 2017 – Nina Zilli e intervista a Bruno Barbieri

Nina Zilli, cantautrice e musicista insieme a Bruno Barbieri, chef e personaggio televisivo, si incontrano e confrontano sul palcoscenico del Wired Next Fest2017 di Firenze, raccontandoci il loro mondo, come le loro vite sono cambiate, quali sono stati i loro percorsi e quello che hanno affrontato prima di arrivare fin dove sono arrivati.
Barbieri è primo che prende la parola raccontando come il mondo della cucina, il suo mondo, sia cambiato e sia tutt’ora in continua evoluzione: “in Italia il mondo della cucina era un po’ il simbolo di chi non aveva voglia di fare nulla, mentre in Francia era considerato un settore altamente potenziale. La svolta c’è stata grazie alla televisione, grazie ai numerosi programmi televisivi che ne sono venuti fuori”. Barbieri ci racconta della prima riunione fatta prima dell’inizio di Masterchef: “mi dissero che la mia vita sarebbe cambiata. Avevano ragione“. L’importante, tiene a sottolineare è non scordarsi mai da dove si è partiti, appoggiato dall’intervento di Nina Zilli d’accordo con il pensiero dello Chef. Anche secondo la cantautrice le radici sono importanti e prosegue affermando come la memoria ci ricordi costantemente il nostro passato, chi siamo e da dove siamo arrivati.
Per entrambi nel loro lavoro televisivo non mancano le difficoltà. Giudicare i concorrenti nei relativi programmi ha il suo peso, in quanto devono tenere presente che le persone che hanno davanti, portano spesso con sè un sogno nel cassetto, il desiderio di diventare qualcuno, di raccontare le loro storie, anche se in alcuni casi come dice Barbieri “c’è chi non c’è di testa e si presenta a tutti i talent, facendo praticamente questo di lavoro. E allora ci si diverte“. Nina Zilli riflette invece sulla difficoltà del mettersi nella posizione del giudicare, dal momento che lei per prima è stata giudicata nel suo percorso d’artista: “a 11 anni ho scritto la mia prima canzone, ma solo a 28 anni è arrivato il mio primo disco. In ogni caso, in ogni ambito, per arrivare in alto il talento non basta, serve determinazione, costanza, insistenza, non bisogna mai mollare ma crederci sempre”. Citando Troisi “bisogna provare, provare, provare“.

Per i lettori di LeVentoNews.com ci siamo poi intrattenuti in una piacevole intervista con lo Chef Bruno Barbieri, che ci ha confidato anche importanti novità sulla nuova edizione di Masterchef.

Circa il tema di questa seconda edizione del Wired Next Fest 2017, ovvero il confine, quanto questo ha influito nel tuo approcciarti al lavoro e quanto ti ha spinto ad andare sempre oltre, fino ad arrivare a dove sei arrivato ora?
Beh sai ho sempre pensato una cosa, che non ci sono confini nella vita, nel lavoro, nelle proprie storie private, nel senso che il mio lavoro è cominciato andando a giro per il mondo e ho capito che facendo tutto ciò, sarei riuscito ad arrivare dove sono arrivato. Mi piaceva l’idea di non starmene solo qua, ma volevo aprirmi, conoscermi. Le conoscenze sono state importanti per tutto quello che è stata la costruzione del mio lavoro e del Brand “Bruno Barbieri”. Poi è arrivata la televisione che è stata un po’ come la ciliegina che ha coronato anni e anni di grandi sacrifici.

Quanto le tue origini, quella che tu hai chiamato la tua memoria, ha giocato un ruolo primario nella tua formazione?
Ho avuto la fortuna e la sfortuna di vivere in una famiglia in cui comunque mio padre per mille motivi, soprattutto di lavoro, si trasferì in Spagna e quindi mi sono subito fin da piccolo trovato a fare i conti con l’apertura verso nuovi confini. Ho avuto di conseguenza la fortuna di vivere con mia nonna che è stata per me una donna molto importante, la donna che mi ha insegnato le basi, che aveva capito che il mio talento era la cucina e vivere in quel mondo lì. Fin dall’età di 10 anni avevo capito che da grande avrei voluto fare lo chef, allora si chiamava il cuoco e l’idea di viaggiare, che era un altro dei miei obbiettivi, potevano andare di pari passo insieme. Da quel giorno ho capito che me ne dovevo andare via. Me ne sono andato, ho iniziato a girare e ora sono tanti anni che nonostante i miei cinquant’anni devo tornare a casa. Lo ammetto ho una casa.

A proposito di figure femminili, hai accennato prima ad alcune novità che gli spettatori troveranno nella nuova edizione di Masterchef. Puoi dirci qualcosa di più?
Ormai è di dominio pubblico, Carlo Cracco non è più con noi ha deciso di fare altre cose nella vita. In trasmissione è entrata Antonia Klugmann, chef giovane, molto promettente, equilibrata e un po’ severa che ha dato secondo me, quel tocco di femminilità che ci voleva in mezzo a tre energumeni come siamo noi. Credo che questo inserimento abbia dato anche quel tocco di classe che questo programma ha, aveva e con l’arrivo di Antonia, avrà ancora di più.

Come hai preso la notizia della decisione di Cracco di non fare più parte della squadra di Masterchef?
Con Carlo credo che sia più un arrivederci che un addio. Nel nostro lavoro è sempre stato così, da cosa nasce cosa, nella vita si fanno delle scelte. Attualmente è impegnato nell’apertura della sua nuova location e probabilmente aveva bisogno di essere più concentrato su quello, senza tralasciare poi l’impegno di Hell’s Kitchen.

Un’ ultima domanda per salutarci, che consiglio daresti ai giovani che si affacciano sul mondo della cucina e che vogliono non tanto arrivare, quanto imparare umilmente la tua professione, il tuo mestiere?
Questa è una domanda molto interessante. La cosa che voglio dire a tutti i giovani che si approcciano a questo mestiere è che molto importanti sono i primi anni di costruzione che devono essere fatti in Italia, perché qui da noi abbiamo veramente tanta ricchezza quando si parla di materia prima. Poi devono andare in giro per il mondo, conoscere gente, conoscere culture. Questo è importante per mixare il tutto ritornando qua e dare il meglio di sé. Poi io sono estremamente convinto di una cosa, che chef si nasce e non si diventa. Nel senso che questo mestiere ce lo devi avere dentro nel sangue, nell’anima. Si può dire che nelle tue vene è come se dovesse scorrere il cibo, come se fosse una vocazione.

Testo, intervista e foto a cura di ©Simone Teschioni

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