URS FISHER – Intervista a Francesco Bonami

In occasione della presentazione a Firenze delle opere di Urs Fisher “Big Clay#4 and 2 Tuscan Man“, collocate presso Piazza della Signoria, in occasione della rassegna “In Florence” evento ideato da Fabrizio Moretti e Sergio Risaliti, ci siamo intrattenuti in una piacevole intervista/approfondimento sull’autore, insieme a Francesco Bonami, critico d’arte e curatore della mostra in programma fino al 21 Gennaio.

Bonami cosa può dirci sull’artista?
Urs Fisher è un’artista svizzero che vive a New York, che ho avuto il piacere di conoscere nel 1996 in età giovanissima e adesso è uno degli scultori più importanti della sua generazione. Fisher ha avuto mostre nei musei di tutto il mondo e viene qui a Firenze, in questa occasione portando con sé tre opere, di cui due pensate appositamente per l’occasione. È un’artista che lavora con tantissimi materiali, muovendosi dalla pittura, alla scultura fino alla fotografia rappresentando a modo suo la nostra contemporaneità e i nostri linguaggi.

Un autore come accennato in conferenza che ha molta confidenza anche con le moderne teconolgie…
Fisher conosce tantissimo la tecnologia. Queste statue di cera sono state fatte con degli scanner molto sofisticati, poi però nell’esecuzione, la tecnologia viene nascosta abilmente dal contenuto delle opere che predomina negli occhi dello spettatore. Un’arista veramente contemporaneo anche per l’uso e la scelta dei materiali, non perdendo mai di vista i contenuti e le immagini.

Cosa pensa delle varie interpretazioni che il pubblico non solo fiorentino ma anche quello internazionale, venendo a Firenze, possa dare di queste sculture e in particolare del “Big Clay#4”?
Chiunque penso, rispetto a queste opere si chiederà cosa vogliono dire. Davanti all’arte contemporanea, questa è una domanda che tutti si fanno, però la gente non se lo chiede ad esempio davanti ai templi di Stone Age, davanti a delle pietre messe una sopra l’altra. In questo caso la gente è stata già informata che quelli erano dei luoghi sacri, si accontenta e non va oltre. Circa il “Big Clay#4” nello specifico, penso che ognuno avrà la propria interpretazione, la cosa importante è che il pubblico noti il dialogo tra l’antico e il presente, tra questa forma primordiale e le forme create dalla mente dell’uomo nel Rinascimento. Più che altro come vediamo la scultura già funziona, la gente si siede attorno, la sta facendo propria e questo è molto importante per un’ opera di arte pubblica. Facendo così le persone, rendono la scultura parte del flusso naturale della quotidianità, coinvolgendo in parte anche i turisti. Mi auguro che ci siano molteplici interpretazioni, tutte sicuramente saranno buone, dipende poi sempre da come uno è abituato a vedere il mondo.

Passando per un attimo all’arte contemporanea nel suo insieme, cosa pensa del ruolo che questa ricopre nella società moderna e delle critiche che le vengono da sempre rivolte, se poi pensiamo che anche il David di Michelangelo nella sua contemporaneità, quando fu presentato, fu criticato…
Si esatto, gli furono tirate le pietre. Chiaramente ogni epoca ha i suoi odi e le sue passioni. L’arte contemporanea, spesso lo ammetto è molto complicata, ma non credo che queste sculture di Fisher siano così difficili da comprendere. C’è molta arte contemporanea che veramente è fatta solo per adetti ai lavori. Con ciò possiamo dire che alcune critiche sono giuste, altre invece sono prevenute. Credo che molta gente sia prevenuta davanti a ciò che viene identificato come appartenente a questo genere artistico. Per esempio ci sono molte persone che in fondo hanno opinioni diverse anche sull’arte antica, quindi alla fine il discorso è molto relativo, se non addirittura personale.

Fisher circa la similitudine sollevata sul “Big Clay#4” con materiali organici, ha risposto dicendo “ognuno osserva con i propri occhi e interpreta con la propria mente”, come secondo lei è possibile riuscire a dare al pubblico una chiave di lettura più funzionale verso questo tipo di arte?
Beh l’arte contemporanea, ma ricordiamo l’arte in generale è forse l’unico territorio dove la nostra libertà è sempre intonsa. Quando noi ci troviamo davanti ad un’opera, si viene a creare quasi un rapporto intimo con la stessa. Quello che ci ha detto l’artista è quello a cui possiamo pensare, ma nessuno anche se siamo qui in mezzo a migliaia di persone può dirci cosa e che impressione ci suscita d’impatto quell’opera la prima volta che ci entriamo in contatto. L’arte rappresenta da sempre una forma di libertà sia da parte dell’autore, che da parte del pubblico, quindi certo qui a Firenze e lo dico da fiorentino è probabile che la scultura venga definita in mille modi fantasiosi e relativi ad una materia molto comune a tutti, ma tutto ciò alla fine rimane è solo un semplice giudizio estetico. Da sempre c’è chi vive l’arte in modo giocoso e chi invece no.

Cosa pensa di chi vive l’arte in modo conflittuale?
Mi dispiace molto che la gente spesso la viva in questo modo, quasi come una presa di giro, come una provocazione, come un qualcosa di inutile. Alla fine se si dovesse togliere quello che queste persone reputano inutile, compreso qui a Firenze, rimarrebbe davvero poco e la città spoglia di tutte le sue meravigliose opere, si mostrerebbe essenzialmente vuota.

Testo intervista e foto ©Simone Teschioni

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