Un “Murale” di Famiglia – L’arte di Luigi Gheri

Non capita tutti i giorni di trovarsi a dipingere un “Murale” sulla facciata della propria casa, raffigurando la propria famiglia riunita dietro una ringhiera, che si affaccia sul cortile. È questo il caso di Luigi Gheri, ex alunno dell’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana di Firenze ed ex insegnante presso l’Istituto Statale d’Arte di Potenza e altri Licei artistici del territorio. Il suo curriculum parla chiaro, una grande esperienza professionale e una profonda conoscenza del mondo dell’arte. Iscrittosi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, rinuncerà al suo percorso di studi a fronte di divergenze nate con i propri professori. Frequentando l’Università Internazionale dell’Arte per il Restauro con il Dott. Umberto Baldini e il Prof. Edo Masini, arriva a lavorare per due anni presso il Laboratorio per il Restauro alla Fortezza da Basso, che in quel periodo era solita allestire la mostra “Firenze restaura” di cui Luigi Gheri era guida interessata. Inizia ad apprendere l’arte della decorazione, fin dall’età di quattordici anni nei vari laboratori artigianali di San Frediano in Firenze, grazie al padre che lo accompagna dal sig. Caponetto, copista siciliano, da cui apprende la conoscenza di tecniche, materiali e procedimenti di lavoro, secondo i canoni della tradizione fiorentina. Attraverso il suo lavoro di artigiano decoratore, Luigi Gheri ha svolto importanti commissioni in Olanda, Francia, Oman, America, Islanda e Giappone. Nel 2008 su richiesta di una collega di Storia dell’Arte organizza una serie di otto incontri presso la Chiesa di Santa Monica, improntati a chiarire agli studenti del Liceo Classico Michelangelo, l’argomento “Committenza e Artigiani”, traslocando parte del suo studio, ricreando così l’atmosfera della bottega dell’artigiano. Sempre presso la Chiesa di S.Monica, dopo il successo delle conferenze tenute con gli studenti, allestisce nel 2013 la mostra intitolata “S.Giuseppe, padre e artigiano” in cui il tema dell’artigianato nell’ambito della sacralità, si mescola a quello della lavoro e della famiglia.

Per i lettori di “Le Vento News.com”, mossi dalla curiosità circa il “Murale della famiglia Gheri”, ci siamo intrattenuti in una piacevole conversazione con il Sig. Luigi, circa il suo ultimo lavoro e la condizione attuale degli istituti d’arte.

Come nasce l’idea di questo lavoro?
Dunque in questa storia ho messo dentro tutta la mia famiglia, tutti raffigurati dietro la ringhiera di questo terrazzo che si affaccia sulla corte di casa. La mia è una famiglia verosimile a quella di tutti, con elementi mobili e siccome io devo tenere a bada un po’ tutti, li ho messi tutti li dietro, sperando così quasi per gioco di poterli proteggere. Questo progetto nasce qualche anno fa con l’idea e la possibilità di mettere in mostra i componenti della famiglia Gheri. Mi sono trovato a cominciare così, quasi per scherzo, disegnandoli, fotografandoli, fino ad arrivare alla composizione del disegno su cartone. Tutto il resto, lo studio dei particolari, lo studio dei colori e il primo contatto con la superficie del “Murale”, è iniziato una mattina, su di un ponteggio abbastanza sicuro per arrivare all’altezza desiderata e via… sfruttando naturalmente le ore fresche della mattina, del mese di agosto, quando la famiglia non poteva vedere o dare fastidio.

Quanto tempo è occorso per realizzare il “Murale”?
Per realizzarlo effettivamente come pittura una settimana, dieci giorni. Il grosso del lavoro è avvenuto prima per cui ho speso circa un mese e poco più nella preparazione dei disegni e dei particolari. Una volta realizzato il cartone e il bozzetto, il lavoro è pressoché finito. Il tutto è stato sviluppato prima in chiaro scuro, l’aggiunta del colore è arrivata poi in una fase successiva, risaltando così il lavoro.

Quanto hanno influito i tuoi studi e il tuo percorso come artista nella realizzazione di questo lavoro?
Ci sono conoscenze tecniche che grazie alla scuola ho appreso e messo in pratica. Tutti quelli che come me hanno frequentato l’istituto d’arte, hanno tradotto gli insegnamenti ricevuti in lavoro diretto. Facendone tesoro siamo riusciti a trasformare tutto questo in una concreta possibilità di vita tranquilla, accompagnata da grandi soddisfazioni.

Cosa pensi ora dell’attuale situazione in cui versano i vari licei artistici e di quella che sembra essere ad oggi una gestione abbastanza elitaria del percorso di artista, rispetto a quando l’hai intrapreso tu?
Ad oggi ci troviamo davanti ad un percorso decisamente diverso perché non esistono più le scuole di lavoro. Togliendo e tagliando in parte lo sviluppo dell’istituto d’arte, si è andati a limitare circa l’80% delle persone che intraprendendo questa strada potevano affacciarsi con più naturalezza verso il lavoro artigianale che ne derivava. Si, c’è rimasta la possibilità di imparare le cose andando a pagamento e per scuole private, ma facendo così quella che era un’istruzione di massa è andata sempre più configurandosi come un istruzione di elite.

Quando tu parli di levare e tagliare l’istituto d’arte cosa intendi?
Quando dico levare l’istituto d’arte, intendo la trasformazione e gli stravolgimenti che ha subito nel passaggio a liceo artistico, levando tutta quella parte dell’istituto, dedicata alla lavorazione artigianale. Sezioni come quella di ceramica, legno scolpito, scultura, ritaglio, intarsio, pittura murale, tessitura, oreficeria. Capisci che prima se uno aveva un briciolo di intenzione entrava all’istituto e dopo cinque anni poteva tranquillamente lavorare. Oggi si arriva solo ad avere una formazione di base perché prima di tutto non ci sono più i laboratori e soprattutto mancano le persone in grado di insegnare queste cose come avveniva un tempo. La figura del grande maestro artigiano e quasi del tutto sparita. Queste persone venivano inserite nella scuola per seguire i ragazzi nella realizzazione dei lavori e dei progetti, adesso questa usanza si è quasi del tutto persa, lasciando la maggior parte delle specializzazioni in mano solo a scuole private.

Come pensi si possa recuperare questa condizione legata all’educare i giovani e le nuove generazioni alla bellezza o comunque anche a quella che è la curiosità verso il mondo dell’arte?
Attualmente non penso possa essere recuperata.

Se si potesse in qualche modo? Se tu avessi l’opportunità di poter dire la tua, come consiglieresti alle varie amministrazioni o a chi si occupa della gestione di questi istituti d’arte? Come artista, quale potrebbe essere il tuo contributo?
Sai, penso si limiterebbe a una semplice collaborazione. Darei sicuramente la mia disponibilità per arrivare a fare certe cose, ma è un utopia pensare di poter riorganizzare una scuola per garantire tutta una serie di servizi dai laboratori, a persone che sanno lavorare, condizione fondamentale anche senza avere una laurea, che spesso ahimè serve a poco. Bisognerebbe tornare ad apprendere l’esperienza sul campo in modo diretto, un’esperienza legata al lavoro, come i vecchi maestri artigiani che invece che andare in pensione, andavano all’istituto d’arte a portare il loro contributo.

Tornando al dipinto, hai parlato del lavoro preparatorio e poi di quella che è stata la settimana che ti ha visto operare sul ponteggio nella creazione del murale. Ci puoi dire qualcosa di più a riguardo?
Che dire, ho adoperato in questo lavoro colori che vengono adoperati in alta Italia per decorare le facciate delle case. Sono colori silossanici, praticamente sono elementi molto più forti sia nella resa del colore che nella compattezza, agendo in pratica come colle colorate. Non avevo mai affrontato questo tipo di colore che non si comporta in sostanza come le tempere. Devo dire che c’è stato un attimo da dover prendere confidenza, ma poi alla fine è andato tutto per il verso giusto.

Arrivando alle ultime due domande… quale è stata la reazione dei parenti una volta visto il lavoro finito?
Grandi critiche. Mia sorella ad esempio l’ho dovuta rifare cinque volte tanto che mio nipote vedendola  ha definito la zia come una figura inquietante. E poi i commenti da parte di chi non c’era. Quasi  tutti hanno avuto un po’ a noia il fatto di non essere stati raffigurati.

Ultima domanda… sotto il murale è stata riportata la scritta “Ama Dio e fai ciò che vuoi”, come mai la scelta di questa citazione agostiniana?
Allora questa scritta va intesa come la presenza del capofamiglia. Come vedi qui raffigurati ci siamo tutti noi Gheri, insieme alla mamma, ritratta al centro del disegno. La presenza di mio babbo è in quella scritta. Quella citazione era il suo motto, aggiungendo la figura di Dio, aveva completato a suo modo la nota citazione di Sant’Agostino “ama e fai ciò che vuoi”.

Forse l’idea della citazione messa sotto alla ringhiera e quindi sulla casa, vuole un po’ inconsciamente il rappresentare un ideale di sicurezza e di stabilità data dalla figura di tuo padre?
Può darsi, si basa in effetti tutto su questa struttura, su questo motto che lui bene o male ci ha continuato a dimostrare con i fatti, piuttosto che a parole. Nessuno può avere impedimenti nel fare le cose, basta farle nel rispetto degli altri, senza voler dar fastidio a nessuno. Per cui liberi, ma rispettosi.

Testo e intervista a cura di ©Simone Teschioni

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