Percorsi ad Arte: “Siena – Loggia della Mercanzia – Il Restauro”

Ogni città vanta tra i suoi principali monumenti, sia privati che pubblici un’infinita ricchezza culturale che mette in luce storia e tradizioni, che anno dopo anno vanno determinando usi, costumi e tipicità proprie di quel determinato luogo. Edifici, sculture, piazze, tutti piccoli frammenti di dna, di un’identità che si specchia e ha origine all’interno di un percorso volto alla ricerca della bellezza, accompagnato da quel profondo mistero che l’arte porta con sé. Con la nostra rubrica “Percorsi ad Arte”, dopo aver trattato di artisti ed esposizioni su Roma e Milano, ci spostiamo in questa occasione a Siena per parlarvi di un monumento principe del panorama culturale italiano e cittadino, la Loggia della Mercanzia, progettata e in parte costruita da Sano di Matteo nella prima metà del XV secolo. La Loggia è fin dalla sua origine considerata come parte integrante del Palazzo della Mercanzia, attuale sede del Circolo degli Uniti, importante istituzione culturale considerata la più antica d’Italia, fondata nel novembre del 1657. Ospiti illustri hanno avuto l’onore di godere della bellezza racchiusa all’interno delle sale, nelle quali la vita del Circolo si è da sempre susseguita, come ad esempio papa Pio IX e i regnanti d’Italia Umberto e Margherita di Savoia. Le finalità del Circolo permettono di riunire al suo interno personalità e gentiluomini che condividono la passione per l’arte, la cultura e vari interessi di conversazione a scopo di diletto. Tornando alla Loggia della Mercanzia e alla sua storia, molti sono stati i passaggi ad opera di importanti artisti dell’epoca, che hanno portato alla definizione delle forme attuali, donando lustro a tutto l’edificio e generando curiosità negli innumerevoli passanti, attratti dai dettagli dei “Banchi marmorei”, scolpiti su progetto del Federighi e gli affreschi nelle “Volte” eseguiti da Pastorino de’Pastorini e Lorenzo Rustici.
Nel corso del tempo vari sono stati anche gli interventi di restauro, che hanno in parte modificato l’assetto della Loggia senza però stravolgere in eccesso la sua struttura e la componente artistica presente al suo interno. I lavori più recenti sul complesso edile che riguarda il Palazzo della Mercanzia e la relativa Loggia, sono iniziati ufficialmente nel 2006, anno in cui sono stati eseguiti i calchi delle statue dei Santi protettori di Siena, presenti all’interno delle nicchie che si affacciano su Via di Città. I calchi delle statue di San Pietro, eseguita nel 1458 dal Vecchietta e di San Vittore del 1457-1459 di Antonio Federighi, furono eseguiti a seguito della richiesta al Circolo, da parte del Presidente del Comitato promotore delle Celebrazioni per il VI centenario della nascita di Enea Silvio Piccolomini – Papa Pio II .
Nel 2008 si è poi proceduto ad un duplice intervento, relativo al risanamento della facciata dell’edificio su Piazza del Campo, totalmente a carico del Circolo degli Uniti ed al restauro della struttura lapidea della Loggia, cofinanziata dalla Fondazione del Monte dei Paschi di Siena. Successivamente gli interventi conservativi si sono rivolti alle azioni di recupero delle “Volte” finanziati da Arcus SpA, per poi passare alla cancellata disegnata da Augusto Corvi e realizzata da Pasquale Franci nel 1887. Il ciclo di interventi si è poi concluso nel Giugno del 2017 con il restauro dei “Banchi marmorei”. Negli ultimi due interventi realizzati dalla Dott.sa Antonella Docci, sono state usate anche tecniche di restauro innovative e sperimentali con lo scopo di ottenere un miglior risultato che permettesse la valorizzazione delle esecuzioni artistiche presenti all’interno della Loggia della Mercanzia. Esse hanno prodotto effetti e risultati notevoli di riscoperta di dettagli e di particolari nascosti, mettendo ulteriormente in luce la bellezza delle opere che adornano l’intera struttura. Quel che è emerso dalla storicità e dalla consequenzialità di questi lavori è la sinergia che si è instaurata tra pubblico e privato, che ha visto nello specifico la collaborazione del Circolo degli Uniti con la Fondazione Monte Paschi di Siena e la società Arcus SpA, realtà posta sotto la guida del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che si occupa di promuovere lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo. A tal riguardo ci siamo intrattenuti con la Dottoressa Antonella Docci, direttrice tecnica e responsabile di Masterpiece srl, per farle qualche domanda sui lavori di recupero da lei recentemente eseguiti.

Per quanto riguarda l’intervento di restauro delle “Volte”, come si è proceduto nell’esecuzione dei lavori?
Nella prima “Volta” di Pastorino de’ Pastorini, abbiamo fin da subito notato nell’esecuzione dei lavori la presenza di mani diverse, frutto di interventi che hanno nel tempo cercato di conservare al meglio l’esecuzione originale. Questo dettaglio assume una connotazione più affascinante, se pensiamo che nella pulitura degli stucchi è emersa e riaffiorata una raffinatezza ineguagliabile di lavorazioni, che hanno richiesto da parte nostra un intervento molto impegnativo e allo stesso tempo oneroso, per rimuovere addensamenti piuttosto tenaci. Dopo varie prove si è optato per una pulitura fisica mediante l’utilizzo di un’apparecchiatura laser, che grazie alla sua precisione ha permesso di raggiungere un risultato davvero soddisfacente nel recupero della ricchezza dell’ornato.

Continuando sul restauro delle “Volte” può dirci qualcos’altro a riguardo?
Nonostante le soddisfazioni, il lavoro sulle “Volte” ha mostrato anche delle criticità, riscontrate nella pulitura delle parti pittoriche. Alcuni dipinti che avevano subito dei danneggiamenti sono stati nel corso del tempo interamente rielaborati con ridipinture di vario tipo. Questo dettaglio ha reso naturalmente difficile bilanciare quello che era la rimozione dei vari interventi postumi alla prima esecuzione, con la possibilità concreta di recuperare un brano pittorico significativo sotto, tenendo anche conto del valore storico ormai assunto dai rifacimenti. Si è sempre cercato in questa ponderazione un bilanciamento, volto a combinare queste due esigenze di unitarietà e riscoperta di un’opera che presenta un suo vissuto e una sua storia.

Sull’utilizzo del laser invece?
Per l’utilizzo del laser devo confessare che all’inizio abbiamo nutrito delle perplessità nel suo impiego circa gli stucchi. In generale questa tecnica viene utilizzata più frequentemente sul materiale lapideo, mentre sullo stucco non era ancora stata molto testata. Forti del supporto dell’Università di Firenze e dell’Università di Siena, sono state eseguite delle prove che hanno dimostrato la fattibilità dell’intervento, verificando con l’ausilio della diagnostica, che l’uso di questa tecnica non arrecasse nessun danno alla finitura originale. Si è quindi proceduto in via sperimentale all’uso del laser, attraverso una messa a punto e una metodologia che generalmente non viene utilizzata, il tutto soprassedendo da una pulitura con impacchi, solitamente più efficace nel solubilizzare le sostanze soprammesse.

Cosa l’ha emozionata di più di questo lavoro?
La bellezza di vedere da vicino alcuni dettagli negli stucchi ricchissimi di tipologie e di effetti compositivi, ma anche notare l’utilizzo nell’impianto decorativo di materiali minuti, come conchiglie e piccoli specchi da barbiere, mostrando così una finezza di esecuzione davvero unica.

Passando ai “pancali” invece, come si è proceduto nel restauro?
Anche qui abbiamo dovuto tenere conto delle vicende conservative dei manufatti, interessati da interventi in antico anche molto invasivi. I “pancali” verso fine Ottocento, quando fu eseguito un intervento consistente di ammodernamento della Loggia, che ha portato anche all’installazione dell’attuale pavimentazione in marmo, furono interamente smontati e rimontati con integrazioni anche piuttosto importanti del materiale lapideo, che si mostrava piuttosto deteriorato. Considerando che verso la fine dell’Ottocento, il metodo di esecuzione del restauro prevedeva più una sostituzione che un recupero di eventuali parti danneggiate, ciò che attualmente possiamo apprezzare non sono più le sedute originali, ma sedute che portano con sé un’altra storia, collegabile solo in parte a quella originale.

Come si è agito in questo caso circa le puliture?
Il lavoro che è stato svolto, sebbene diverso nelle due opere, ha comportato in entrambi i casi l’utilizzo di una polpa di cellulosa supportante che serve a mantenere le soluzioni di tipo chimico a contatto con la superficie, evitando che gli agenti impiegati penetrino verso l’interno, facilitandone così la pulitura. Una volta rimosso questo impacco di polpa di cellulosa, avendo già agito sotto il profilo chimico con la solubilizzazione, siamo andati a rimuovere con un tampone e uno spazzolino i depositi e le sostanze soprammesse, ultimando così il processo. Nei punti ove i depositi erano più tenaci, per raggiungere il medesimo risultato la metodologia è stata calibrata con soluzioni e tempi di contatto diversi, ripetendo gli impacchi anche più volte.

Restauro Banchi Marmorei.jpg
Come mai si è dovuto ricorre all’uso di soluzioni diverse?
Perché nelle parti esterne anche per effetto di quel corridoio d’aria che si crea nei passaggi verso Piazza del Campo, il circolo d’aria crea movimenti e depositi diversi, che spesso mescolandosi con gli eventuali fumi delle attività commerciali, possono portare con sé del particellato di grasso.
Il tutto poi va anche considerato in relazione alla copertura del pancale in caso di pioggia, visto che la parte esterna come possiamo osservare è maggiormente esposta.

A livello iconografico cosa è rappresentato su entrambe i “Banchi marmorei”?
Scolpiti sul “pancale” posto a fianco del vicolo di San Pietro, troviamo da un lato le quattro virtù: la Fortezza, la Prudenza, la Giustizia e la Temperanza. Sull’altro lato, ovvero sul banco che affaccia sul vicolo di San Paolo, troviamo in aggiunta alle stesse virtù, rappresentate in questo caso con figure eroiche della romanità, un’icona dedicata alla Sapienza.

Qualche dettaglio che l’ha nuovamente impressionata in questa ultima esperienza?
Sicuramente, come dicevo per quanto riguarda la ricchezza riscontrata negli stucchi del Pastorino, anche per i “pancali”, lavorando sulla parte esterna del Federighi ho ritrovato la stessa accuratezza e definizione nella scelta dei dettagli, propria dell’ornato. Lavorare e poter osservare da vicino questi elementi così rifiniti in tutta la loro bellezza è davvero una fortuna oltre che un’esperienza impressionante.

Come si può preservare al meglio il lavoro di restauro che è stato eseguito?
Esiste solo un metodo che vale come unico e sostanziale, ovvero prevedere una manutenzione programmata degli elementi su cui si è operato e una profonda cura dell’ambiente stesso all’interno del quale i pancali e le volte vanno ad inserirsi. Per svolgere al meglio questo secondo compito bisognerebbe innanzitutto eliminare le fonti dei processi di deterioramento e intervenire successivamente su quelle residuali attraverso una cura costante, volta a limitare l’accumulo dei depositi che vanno a sedimentarsi sulla superficie delle opere in questione. Da parte del Circolo ho sempre notato la massima attenzione verso ciò che riguarda il complesso della Loggia della Mercanzia, che sì è un bene di proprietà privata, ma allo stesso tempo è. anche sentito come un bene della cittadinanza, motivo di orgoglio e vanto.

Testo a cura di ©Simone Teschioni
Foto fornite dal Circolo degli Uniti e dalla Dott.sa Docci

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