Percorsi ad Arte: La Pietà Rondanini – Milano

Dopo aver descritto per la rubrica “Percorsi ad Arte” l’esperienza romana firmata Caravaggio e aver illustrato nei dettagli l’intervento di restauro ad opera della Dott.sa Giulia Ghia, sul dipinto di Palma il Giovane raffigurante “l’Estasi di Santa Teresa D’Avila”, Le Vento News.com si sposta a Milano per far conoscere ai suoi lettori l’ultima opera che ha segnato la produzione artistica di Michelangelo Buonarroti, ovvero la Pietà Rondanini. Custodita ed esposta nei locali dell’antico Ospedale Spagnolo all’interno del Castello Sforzesco di Milano, questa scultura viene identificata dagli studiosi come l’ultimo capolavoro eseguito dal Buonarroti prima della sua morte, avvenuta a Roma il 18 febbraio 1564. L’opera risulta essere incompiuta dall’autore e a riguardo è interessante il dibattito che si è venuto a creare nel tempo che vede la volontarietà dell’incompiutezza della stessa, espressione del “non finito” michelangiolesco ripreso in molte sue opere, rispetto all’idea maturata nel passato da varie scuole di pensiero che invece sostenevano  il limite fisico dello stesso Michelangelo, giunto alla soglia degli 89 anni, come fattore determinante per l’artista non più in grado di cimentarsi con la grandezza della sue produzioni precedenti. La Pietà Rondanini appare come un’opera scolpita su un blocco di marmo già in precedenza elaborato dal Buonarroti: sono infatti visibili tracce del lavoro precedente, come il braccio di Cristo sulla parte sinistra della scultura, che anticipa le attuali forme incompiute della Madonna che regge il corpo del figlio, dopo la crocifissione. Il richiamo a questo dettaglio è ripreso anche da Giorgio Vasari nella seconda edizione delle sue “Vite”: “… fu necessario trovar qualcosa poi di marmo perché e’ potesse ogni giorno passar tempo scarpellando, e fu messo un altro pezzo di marmo, dove era stato abbozzato già un’altra Pietà, varia da quella molto minore”.
Nel complesso della scultura alquanto curiosa è la scritta sul basamento M.G.R.N.1, acronimo di Marchese Giuseppe Rondinini (poi Rondanini) N.1. Questa incisione altro non è che il simbolo d’appartenenza della scultura alla collezione del Rondanini, una specie di marchio distintivo, impresso sulla statuta nei primi anni del 1800. La Pietà Rondanini dopo vari passaggi di proprietà è stata poi acquistata dal Comune di Milano nel 1952, mettendo così a disposizione del pubblico milanese e dei visitatori che giungono qui da tutto il mondo, un autentico capolavoro della storia dell’arte mondiale, un’opera che nella sua semplicità proietta lo spettatore davanti alla grandezza del genio di Michelangelo, massimo artista del suo tempo. Gli orari di visita per poter ammirare questo capolavoro vanno dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 17.30, con biglietto d’ingresso dai 5 ai 3 euro. Il martedì pomeriggio dalle 14.00 alle 17.30 l’ingresso è gratuito.
Per non limitarci a descrive la scultura nelle sue forme, seguendo lo spirito della nostra rubrica “Percorsi ad Arte”, ci intratteniamo a parlare con la Dott.sa Giovanna Mori, Conservatore Responsabile dell’Unità Castello e Museo Pietà Rondanini, assecondando così le nostre curiosità con una breve intervista sull’opera, l’autore e il luogo all’interno della quale si trova esposta la Pietà Rondanini.

Pietà Rondanini 2

Dott.sa Mori buongiorno, circa la Pietà stavamo dicendo che questa è l’unica opera presente a Milano di Michelangelo, è corretto?
La Pietà Rondanini è l’unica opera di Michelangelo a Milano ed è giunta in nostro possesso negli anni cinquanta. Questa è l’ultima scultura realizzata dal grande Maestro scollegata da qualsiasi tipo di committenza. Poco tempo dopo la sua acquisizione, nel 1956 la statua è stata da subito collocata nella “Sala degli Scarlioni” proprio qui al Castello Sforzesco, con un allestimento noto e apprezzato da tutti, che era quello facente riferimento allo studio di architettura BBPR. Nel 2015 poi la Pietà è stata spostata nell’attuale luogo di esposizione, creando così uno spazio completamente dedicato all’opera per poter essere pienamente appresa, compresa, apprezzata e amata da tutti.

Cosa pensa lei in questo caso del “non-finito” michelangiolesco?
Il discorso è piuttosto complesso e va inserito nell’ambito della poetica di un’artista dello spessore di Michelangelo. Il Buonarroti stesso realizzò quest’opera in maniera incompiuta per una serie di motivi. Innanzitutto la scelta del “non finito” è legata ad un motivo meramente formale. Sappiamo poi che Michelangelo aderì nel corso della sua vita alla filosofia neo platonica, che per sommi capi e in maniera molto semplice prevedeva che nella creazione di un’opera d’arte, fosse soprattutto l’artista nella sua anima e nella sua mente ad avere ben nitida l’immagine dell’opera che sarebbe andato a realizzare, piuttosto che il pubblico verso la quale questa era destinata.
La creazione poteva così definirsi ultimata nel momento stesso in cui sulla base del proprio progetto creativo, non si andava ad aggiungere o a togliere nemmeno un millimetro in più di marmo, nonostante l’incompiutezza delle forme ritratte.
Faccio sempre un esempio quando parlo con i visitatori relativamente all’incompiutezza dell’opera michelangiolesca: l’altra Pietà, quella Vaticana, è un’opera che rispetto a questa fa’ della definizione e della compiutezza una propria caratteristica e un suo preciso tratto distintivo. Quando Michelangelo realizzò quell’opera era molto giovane e doveva in qualche modo dimostrare la sua perizia tecnica, rispettando una committenza per cui aveva sicuramente recepito indicazioni specifiche da seguire. Con la Pietà Rondanini invece il Buonarroti continua a studiare il soggetto, a ripensarlo, a rifletterci sopra come una specie di testamento spirituale attraverso cui l’artista vuole dare un’idea, che è poi la sua visione della vita, di una continua cura dell’anima e di una continua ricerca, come un’evoluzione a cui non possiamo porre freno. La realizzazione dell’opera si colloca quando ormai il grande Maestro è molto anziano, momento in cui la sua visione della vita è diversa rispetto alla Pietà vaticana. Come si può scolpire ciò che non conosciamo? Altra è la visione della vita, rispecchiata appunto nella Pietà di Roma elaborata dall’artista in epoca giovanile. Questa nelle sue forme trasmette attraverso la scultura, tutta una serie di certezze che mano a mano avanzando nella vita vengono inevitabilmente a mancare. Detto ciò è bellissimo vedere come Michelangelo nel suo continuo pensare, riflettere e scolpire violentemente, sommessamente e con grande passione abbia proprio realizzato quello che è il suo ultimo lavoro qui oggi esposto.

Diceva appunto della nuova esposizione che dal 2015 vede la statua collocata presso i locali dell’antico Ospedale Spagnolo, può dirci qualcosa di più a riguardo?
Sicuramente. L’allestimento è stato realizzato da Michele de Lucchi che ha completamente aderito e condiviso quelle che erano le indicazioni fornite dalla direzione Castello relativamente a un’opera che doveva sprigionare tutta la sua potenzialità e non doveva avere allestimenti o strutture che in qualche modo avrebbero potuto adombrarla. Quindi uno spazio molto essenziale, elegante, con delle luci dedicate e puntuali, che non interpretano l’opera, ma la accompagnano in maniera naturale. Lo spazio è anche stato ripristinato e ristrutturato per l’occasione mettendo in mostra sulle volte dell’edificio, dodici spicchi, ciascuno dei quali raffigura un tondo in cui era presente la figura di un apostolo. Ad ogni apostolo si accompagna su di un nastro la scritta relativa al credo apostolico. Tutto l’insieme accompagna in maniera educata, sommessa e rispettosa un’opera che ha una potenza e una forza creativa fortissima. Questo ha premiato anche il numero dei visitatori che dal 2015 in avanti, si sono moltiplicati per un totale di circa 500.000 visitatori l’anno.

Circa la gratuità dei pomeriggi invece?
L’abbiamo mantenuta scegliendo il martedì pomeriggio come giorno dedicato, infatti si formano abitualmente in queste occasioni delle code all’ingresso, come del resto nelle domeniche gratuite a cui aderiamo precisamente ogni prima domenica del mese. Devo dire che il Museo della Pietà Rondanini è ormai piacevolmente diventato un passaggio irrinunciabile per tutti i turisti e per tutti i visitatori milanesi e non solo, che arrivano in città.

Testo e intervista a cura di ©Simone Teschioni

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