“Le sentenze del Tar e l’instabilità della riforma dei musei”

Il Tar del Lazio con le sentenze 6170/2017 e 6171/2017 ha dato di fatto un segnale di stop alla “Riforma dei Musei” inaugurata dal Ministro Franceschini nel 2015, bocciando in concreto le nomine di cinque direttori di Musei nazionali e minando alla base le autonomie che la stessa riforma prevede verso le istituzioni in questione, che in due anni di attività hanno segnato importanti svolte a livello gestionale ed economico.

Le nomine definite illegittime dalle sentenze del Tar riguardano nello specifico la direzione del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria nella figura di Carmelo Malacrino, la direzione della Galleria Estense di Modena ad opera di Martina Bagnoli, la nomina del direttore del Palazzo Ducale di Mantova, Peter Assmann, Eva Degl’Innocenti nel caso del Museo archeologico nazionale di Taranto e Paolo Giulierini per il Museo archeologico nazionale di Napoli. I due ricorsi accolti sono stati presentati da Francesco Sirano, candidato alla direzione dei musei archeologici di Napoli, Reggio Calabria e Taranto e da Giovanna Paolozzi Strozzi, candidata ai tempi del concorso alla direzione di Palazzo Ducale e della Galleria Estense di Modena. La sentenza oggetto del secondo ricorso è costata la nomina del direttore del Palazzo Ducale, Assmann, che incredulo sulla pronuncia dei giudici si è confessato abbastanza sbalordito per l’accaduto.

Lo stesso Ministro Franceschini, ha espresso furioso tutto il suo dissenso con tanto di tweet sul suo profilo personale che non lascia spazio a fraintendimenti: “il mondo ha visto cambiare in due anni i musei italiani e ora il Tar del Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole ed è meglio…” affermando poco dopo il ricorso al Consiglio di Stato. In questo panorama agitato e alquanto instabile, rimangono invece invariate a seguito del respingimento del  ricorso presentato, le posizioni del direttore della Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt e quella di Cecile Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, entrambi di nazionalità tedesca.

Un vero autogol per l’Italia questa doppia pronuncia che fa valere attraverso le parole dei giudici, la non cittadinanza italiana di Peter Assman, come condizione ostativa allo svolgimento del ruolo di direttore di Palazzo Ducale, comportandone così la revoca dal ruolo affidatogli e lasciando al momento l’incarico nelle mani di una figura provvisoria. Anche le altre sedi dei Musei colpite da questo provvedimento, versano ora nella stessa condizione essendo i direttori in questione attualmente sospesi dai loro incarichi.

Il paradosso italiano che è andato così creandosi vede sotto i riflettori una normativa vigente non in linea con la leggi europee, volte invece alla libera circolazione delle professioni degli individui, prevista dal Trattato di Schengen. Non da ultimo vogliamo ricordare, per sottolineare ulteriormente il clamoroso passo indietro fatto con l’emanazione di queste due sentenze, giusto per citare due esempi eclatanti di procedimento opposto a questa netta bocciatura, la nomina di questi giorni in Francia dell’italiana Claudia Ferrazzi, scelta dal neo eletto Presidente Macron come consigliere della Cultura all’Eliseo, per non parlare poi della figura di Gabriele Finaldi, ormai consolidato esperto d’arte impegnato all’estero, attuale direttore della National Gallery di Londra dall’agosto 2015 ed ex vice direttore del Museo Nazionale del Prado di Madrid.

Circa le sentenze, queste le dichiarazione di Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, rilasciate oggi ai microfoni di LeVentoNews.com.

Direttore Schmidt due parole a freddo, cosa pensa delle sentenze del Tar del Lazio?
Le sentenze non le commento, non sono né un giudice, né un giurista quindi non avendo le competenze non entro nel merito, dico solo come più volte affermato che questa riforma non può essere giudicata sulla base di qualche cavillo burocratico, ma dobbiamo sforzarci di valutarla nel suo complesso, giudicando i risultati prodotti. Risultati che in questi mesi si sono mostrati più che positivi e molto evidenti come nel caso di Firenze nella trasformazione strutturale che porterà alla nascita del Museo della moda e del costume e al ritorno di “Pitti moda” a Palazzo Pitti. Tutti frutti della riforma che sono stati colti in parte, senza considerare quelli che andremo a cogliere nel futuro.

Ha sentito a riguardo il Ministro Franceschini?
Parliamo spesso tra noi su vari argomenti, sulla riforma però per ora è già stato detto tutto.

Un’ultima domanda, non pensa che la sentenza che vede la revoca del direttore Assmann, porti l’Italia un po’ fuori dalla rotta europea, rispetto a quella che dovrebbe essere una maggiore interazione tra i cittadini, le professioni e i Paesi dell’Unione?
Spero proprio che l’Italia riesca a capire che ha cosi tanta forza e cosi tanta potenzialità, che sarebbe un vero peccato inciampare e rallentare il processo di sviluppo innescato, soprattutto per motivi legati alla burocrazia. Queste sentenze ci mettono davanti ad un rischio reale come abbiamo visto. Un paese con tutti questi tesori artistici, architettonici, botanici e paesaggistici, ricco anche di tante opere creative artigianali, deve essere in grado di tutelare tutto questo e restare un centro creativo come lo è sempre stato.

Testo a cura di ©Simone Teschioni

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