Presentazione libro “Luigi Dallapiccola e le Arti figurative”

Presentato il 28 aprile presso il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio il libro a cura di Mario Ruffini intitolato “Luigi Dallapiccola e le Arti figurative”, che vede nelle sue pagine un importante lavoro di indagine e di studio sulla vita e la produzione artistica/musicale del compositore istriano-fiorentino. Presente alla conferenza un parterre di elevato spessore culturale, tra cui Pierangelo Conte, Coordinatore artistico dell’Opera di Firenze-Maggio Musicale Fiorentino, Donatella Carmi della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Max Seidel, Direttore del Kunsthistoriches Institut in Florenz, Gloria Manchetti del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, Paolo Zampini, Direttore del Conservatorio di Firenze “Luigi Cherubini”, Cristina Acidini dell’Accademia delle Arti e del Disegno e infine Cristiano Chiarot, alla sua prima uscita pubblica e ufficiale, nelle vesti di nuovo Sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino.

Nella presentazione di questa “opus magnum” dedicata a Luigi Dallapiccola, mediata dallo stesso Mario Ruffini, tanti sono stati gli interventi che si sono alternati, primo fra tutti quello di Cristina Giachi che facendo gli onori di casa nella veste di Vicesindaco, ha sottolineato come l’impegno e lo studio su una figura così importante come quella di Dallapiccola, metta in luce come la città di Firenze per sua natura sia da sempre stata ricettiva verso l’arte e tutte le sue forme d’espressione, adottando come propri cittadini intere generazioni di artisti di diversa provenienza ed estrazione culturale. Segue l’intervento di Pierangelo Conte che dopo una breve introduzione afferma: “come Maggio Musicale Fiorentino siamo felicissimi di far parte di questa iniziativa editoriale. Luigi Dallapiccola è una figura centrale della città musicale fiorentina. Una figura aggiornata e moderna, esattamente come vuole essere il festival del Maggio Musicale Fiorentino”.

La parola passa poi al nuovo Sovrintendente dell’Opera di Firenze, Cristiano Chiarot che in merito al suo incarico e alla presentazione del libro afferma: “cercheremo nei prossimi mesi di essere all’altezza di quella che è la grande tradizione del Maggio Musicale e del Teatro dell’Opera della città di Firenze. Circa il libro devo fare i complimenti all’autore perché per creare un volume del genere bisogna aver un grande coraggio. Grande coraggio che si manifesta nella ricerca della completezza dell’informazione e nella necessaria capacità di sintesi. Ho guardato molto attentamente questo volume. Io e Pierangelo veniamo dalla stessa cultura, amiamo tutta la musica e soprattutto quella del primo novecento italiano che da tempo cerco fortemente di riportare all’attenzione del pubblico e della critica. Un periodo così ricco che ha visto una lunga serie di compositori, che sono stati poi maestri a loro volta di un’avanguardia che ha conquistato i palcoscenici e le sale d’orchestra di tutta l’Europa. Le realtà qui descritte ci spingono ad agire e l’impegno che possiamo prendere a riguardo, avendone già parlato anche con il maestro Mehta, è quello di portare questo libro che ora si può vedere, che si può toccare, leggere e ammirare, in scena già dall’anno prossimo. Sono molto emozionato di fare la mia prima uscita in questa mia nuova città in questa sala e in questa occasione.”

Prima delle testimonianze editoriali dei relatori, Quirino Principe e Carlo Sisi, molto evocativo ed emozionante è l’intervento di Paolo Zampini, Direttore del Conservatorio di Firenze “Luigi Cherubini” che sulla presenza nel ricordo del Maestro interviene così: “Speriamo nel futuro di avere uno spazio concreto da dedicare al Centro Studi Luigi Dallapiccola. Vi invito a visitare il Conservatorio, a venire a conoscere questi spazi, scoprirete che l’aula dedicata a Dallapiccola ha una finestra che mostra sul corridoio, quel corridoio che lo stesso compositore prima di ogni lezione era solito percorrere in su e giù assorto nei suoi pensieri. Un mio maestro, che lo aveva avuto come docente di pianoforte complementare, mi disse un giorno che Dallapiccola era un grande fumatore e in queste sue passeggiate tra una lezione e l’altra aveva sempre una sigaretta a portata di mano. Ecco io tutt’ora me lo immagino in questo luogo, assorto con la sigaretta in bocca, con il pensiero sempre orientato verso la produzione musicale e al sogno”.

Dopo gli interventi che introducono al lavoro editoriale di Mario Ruffini, prende la parola Quirino Principe che con un po’ di malinconia afferma: “Esiste sempre un po’ di imbarazzo quando ci trova a parlare ad interpretare e a mettere insieme con gli altri una grande opera. Il fatto stesso che non siamo noi gli autori di questa grande opera, ci fa sentire spesso inadeguati. Dallapiccola diceva di se stesso, “Io non faccio il compositore io sono il compositore”, trasmettendo così un messaggio diretto che si concretizzava nel prende possesso di un qualcosa facendola. Sono profondamente convinto che il fine degli artisti, si riconosca nel più alto fine delle arti e che il fine delle arti sia uno solo, raccogliere in poco spazio il punto più vasto dell’energia più potente, come la forza espressa con l’inizio del big bang nella nascita del cosmo, attraverso un’unica opera”. Citando poi Ezra Pound aggiunge: “la grande poesia è il linguaggio carico del massimo significato possibile”. “Facendo un parallelo con questa citazione, e l’opera di Dallapiccola, noi possiamo attraverso questo libro riuscire a ricollegare la sua composizione e la complessità che risulta dalla portata musicale delle sue opere, arrivando così a descrivere quel suo mondo fatto di immagini in un rapporto tra arte e pittura, cha va oltre la semplice estetica”.

Dopo l’intermezzo musicale a cura dei Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino che ha visto l’esecuzione del “Divertimento in quattro esercizi” del Maestro per soprano, flauto, oboe, clarinetto, viola e violoncello, la presentazione si chiude con le parole di Carlo Sisi: “l’arte è una caratteristica che attraverso le immagini scandisce con un’organicità fondamentale, il percorso narrativo della sezione musicale. Questo lo dico perché un altro elemento che viene alla luce nella lettura del libro è quello peculiare della cultura del ‘900, ovvero quel magico sincretismo delle arti tra musica e immagini, tra letteratura e immagini, proprio in un momento in cui a Firenze si fondava una filosofia dell’immagine e della lettura che trovava nelle pagine di della rivista letteraria “Solaria” una casa assolutamente confacente. È proprio nel clima di “Solaria” che matura un pensiero sempre attento all’immagine. Un’idea infatti che percorre il  libro è quella di una cadenza che passa dall’interiorità del personaggio, all’esteriorità dell’interpretazione delle sue opere, arrivando a mostrare così la sua filosofia che nel bene o nel male corrispondeva o si opponeva alle sue proposte poetiche”.

Il volume “Luigi Dallapiccola e le Arti figurative” è composto da un totale di 696 pagine, a cura di Marsilio Editori.

Copertina Libro Dallapiccola

Testo a cura di ©Simone Teschioni

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