Firenze G7 della Cultura – Forum degli Intellettuali

Dopo il concerto del maestro Riccardo Muti in Palazzo Vecchio, che ha chiuso il primo giorno di appuntamenti legati al G7 della Cultura di Firenze, la seconda giornata si apre nel “Salone dei Cinquecento”, con le parole del Sindaco Dario Nardella, in occasione del “Forum degli intellettuali”. “Firenze nel tempo ha creato un immenso patrimonio culturale tangibile e intangibile, attraverso la ricchezza e la visione di chi la governava e di chi l’ha vissuta. La grande storia di Firenze si è sempre retta su quell’equilibrio volto alla ricerca della bellezza, sull’amore per la scienza, la curiosità, la sperimentazione e il gusto spiccato per il dibattito. La bellezza e il patrimonio creato, sono stati nei secoli fonte di continua ispirazione per l’umanità. Questa città ha sempre vissuto l’arte come un motore di progresso ed evoluzione, non a caso qui è nato il concetto di mecenatismo moderno, attirando figure come Leonardo da Vinci, letterati e filosofi come Nicolò Machiavelli e poi grandi architetti e artisti, Brunelleschi, Michelangelo, Botticelli. Una grande concentrazione di artisti che il mondo politico ed economico ha voluto qui in questa città, creando così un patrimonio culturale, che non è solo nutrimento dell’anima, ma anche valore di crescita e ricchezza. In questo senso la cultura è un valore trasversale che unisce molti centri del sapere. Credo che il nostro percorso possa essere usato come esempio generale d’ ispirazione a quei principi, che in politica possono essere tradotti in benessere per i cittadini”.

L’incontro moderato dal giornalista Rai, Duilio Giammaria, ha visto la partecipazione di Alessandro Delpriori, Sindaco di Matelica, che interviene riportando la triste esperienza del terremoto e di come questo abbia strappato dai luoghi colpiti dalla calamità, con la distruzione di interi Borghi, parte di quell’identità culturale in cui le persone si riconoscevano come comunità. “Recuperare il patrimonio vuol dire recuperare l’identità della comunità, significa ricucire l’uomo con la sua terra guardando al futuro. Il lavoro che deve essere fatto non deve significare solo l’arresto della perdita di un bene, ma deve tendere anche alla necessità di rimettere insieme un insieme di valori. Oggi non sono qui a chiedere aiuto, sono qui a chiedervi di non dimenticarci”.

A seguire Alberto Quadrio Curzio, Presidente dell’Accademia dei Lincei che sottolinea come la realtà di cui è responsabile, sia stata già dal sua atto costitutivo un primo esempio di multiculturalità legato all’incontro dell’arte e della cultura.

Dopo questi interventi di apertura, inizia ufficialmente l’evento e il dibattito tra i vari delegati dei Paesi presenti. Paolo Baratta, Presidente della Fondazione Biennale di Venezia, interviene circa la funzione e la diffusione della conoscenza, sostenendo che l’operatività dei vari interpreti deve aspirare a muoversi “come una macchina del desiderio, espandendo il nostro occhio e dilatando la mente verso i mondi che gli artisti ci offrono, con le loro opere”. Aggiunge poi parafrasando le parole di Umberto Eco: “al dialogo deve seguire la fiducia, altrimenti rischiamo in un suo arresto. Dialogo come strumento di annullamento dell’emarginazione. Questo è il modello che porta all’evoluzione per una conoscenza reciproca, che  maturerà grazie alle strade che andremo a percorrere insieme, arricchendo così il nostro presente”.

Simon Brault, Direttore e CEO del Canada Council for the Arts, prende la parola mettendo al centro del suo intervento come la digitalizzazione e la nuova era tecnologica che stiamo vivendo, influenza il nostro sviluppo e il nostro modo di relazionarsi con l’arte. “Dobbiamo usare il nostro potere e agire facendo scelte consapevoli, senza mettere in pericolo la crescita artistica, che deve essere vista come un’ ancora per la civiltà”. Citando poi Cesare Pavese: “l’arte è la prova che una vita sola non basta, bisogna tendere all’apertura del patrimonio culturale e non alla sua chiusura, per renderlo definitivamente un vero polmone dello sviluppo umano”.

Segue poi, Sir Ciaran Devane, Cheif Executive of British Council che ringraziando del privilegio di essere qui per parlare di un argomento che lo emoziona in particolar modo, interviene mettendo a confronto le esperienze culturali fra differenti Paesi: “usare l’arte come base di conoscenza per superare le differenze e creare ponti, creando così anche le fondamenta per la ricostruzione delle zone interessate dai conflitti”.

Per il Giappone è presente all’evento Yuko Hasegawa, Cheif Curator del Museo di Arte Contemporanea di Tokio. “Il mio compito è quello di riunire la cultura, non solo quella del mio Paese, ma anche quella altrui, riflettendo anche come, per proteggere i beni culturali, si debba prima di tutto proteggere l’ambiente, valorizzando così la nostra unicità. Nonostante lo sviluppo digitale dobbiamo ricordarci che viviamo sulla Terra e non sulla rete, e che tutti insieme siamo parte di questo mondo”.

La Germania invece attraverso l’esperienza di Shermin Langhoff, Direttore Artistico del Maxim Gorki Theatre di Berlino, mostrando un video di una “piece” teatrale, parla di come attraverso l’espressione del Teatro come forma d’arte, si riesca a comunicare tra più culture. Lo spettacolo relativo alla clip mostrata, parla di cinque attori che riunendosi sulla scena raccontano le loro esperienze, compresa la fuga attraverso i Balcani insieme ai genitori. Questo esempio di “Common Ground” serve a dare un importante messaggio di valorizzazione delle varie diversità culturali. “Attraverso i luoghi della cultura cerchiamo di valorizzare i tanti conflitti, per renderli esperienza di vita comune in cui ognuno di noi può immedesimarsi”.

Interessante è poi l’intervento del Presidente del Centre Pompidou, Serge Lasvignes, che mette in guardia contro un’omogeneizzazione della cultura, data dal libero gioco di fiere e acquisti all’asta delle varie opere d’arte. Tornando poi sul tema del dialogo tra i Paesi: “quando parliamo di dialogo, non dobbiamo focalizzarci nel voler cancellare le differenze, al contrario dobbiamo valorizzarle il più possibile sottolineandone le specificità. Il lavoro dei curatori e dei conservatori delle opere d’arte è molto difficile ai giorni nostri. Se vogliamo far dialogare le varie culture tra loro, dobbiamo rovesciare le gerarchie del mondo della cultura stessa. L’educazione artistica può essere fatta ovunque, qualsiasi luogo si può prestare, anche un supermercato, perché no… è pur sempre una piazza e un luogo vissuto dalle persone. Non dobbiamo avere paura di invadere con l’arte anche nuovi concetti di spazi”. Conclude poi dicendo: “sono fermamente convinto che l’educazione artistica debba essere insegnata fin dalla primissima infanzia, se questo non viene fatto, rischiamo inevitabilmente di disperderla nel tempo”.

Il delegato Usa, Bruce Wharton, Sottosegretario per la Public Diplomacy e gli Affari Pubblici, che ieri ha partecipato al tavolo dei sette, all’interno della “Sala Bianca” di Palazzo Pitti, interviene sottolineando come il tessuto della società americana sia molto diverso, diversità che porta ad un vero e costante arricchimento culturale. Parlando dell’alluvione di Firenze e dell’uragano Katrina, evidenzia come la cooperazione non solo nei momenti di tranquillità, ma soprattutto in quelli di difficoltà sia determinante, unendo il mondo sotto un’unica bandiera: “attraverso gli interventi per la tutela del patrimonio artistico mondiale, miriamo a difendere la sua fantastica diversità”.

Dopo il video dello spot del G7 della Cultura e quello intitolato “l’arte ti somiglia” a cura del Ministero dei Beni Culturali, un secondo giro di interventi mette in luce soprattutto attraverso le parole del delegato del Giappone come i giovani, abbiano un ruolo centrale in questa evoluzione e tutela del patrimonio esistente.

Chiude l’incontro del “Forum degli intellettuali” e la prima edizione di questo G7 della Cultura, il Ministro Dario Franceschini: “la Dichiarazione di Firenze firmata ieri introduce degli elementi davvero molto importanti. Il patrimonio culturale è colpito proprio in quanto simbolo di identità diverse che vogliamo tutelare tutti insieme. L’UNESCO ci ricorda che il patrimonio culturale è dell’umanità intera. In questa Dichiarazione ci sono i principi di sostegno alla Dichiarazione dell’UNESCO, e alla Risoluzione 2437/2017 che prevede l’istituzione di Task Force a tutela del patrimonio artistico mondiale, nelle missioni di peacekeeping dell’ONU. Intervento quindi non solo in fase di crisi volto al ripristino di una situazione precedente, ma deciso anche attraverso lo svolgimento di una funzione preventiva nelle aree a rischio. Massimo d’Azeglio diceva, fatta l’Italia, facciamo gli italiani. Ecco prendendo spunto e rovesciando la frase, da questo summit possiamo dire, fatti gli europei, facciamo l’Europa, rendendo così ancora più forte la nostra identità comune, grazie al ruolo della cultura”.

Testo e foto a cura di ©Simone Teschioni

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