Firenze G7 della Cultura – Simposio internazionale sulla libera circolazione delle opere d’arte

Dopo la presentazione della Chimera di Arezzo nelle sale di Leone X in Palazzo Vecchio, in occasione della serie di eventi paralleli al G7 della Cultura che si terrà il 30 e 31 Marzo a Firenze, è stato presentato nel Salone dei Cinquecento a cura della “Biennale Internazionale d’Antiquariato”, un “Simposio sulla libera circolazione delle opere d’arte” a cui hanno partecipato il Sindaco Dario Nardella, Tomaso Montanari (Professore di Storia dell’Arte Moderna all’Università “Federico II” di Napoli), Gabriele Finaldi (Direttore National Gallery, Londra), Eike Schmidt (Direttore Galleria degli Uffizi, Firenze), Taco Dibbits (Direttore Rijksmuseum, Amsterdam) e Carl Brandon Strehlke (Curatore del Philadelphia Museum of Art).
Moderato da Fabrizio Moretti, Segretario Generale della Biennale Internazionale dell’Antiquariato, l’evento ha posto al centro del dibattito non solo la libera circolazione delle opere d’arte e la loro compravendita tra soggetti privati, ma anche come la tutela legislativa debba fare maggiormente da scudo all’alienazione di beni culturali, intesi come patrimoni storicizzati propri di una comunità statale.

Dobbiamo puntare ad un sistema efficace che agevoli le iniziative e la circolazione delle opere d’arte. Anche un privato, un mercante d’arte può aiutare le istituzioni in questo compito. Favorirne la circolazione al fine di aiutare al massimo la collaborazione tra i vari paesi. Abbiamo bisogno di parlare un linguaggio più comune e condiviso. Un unico diritto internazionale dell’arte in cui i vari soggetti possano riconoscersi”, così il Sindaco di Firenze Dario Nardella interviene nel dibattito aprendo il primo giro di impressioni dei vari relatori presenti. Successivo e molto interessante il parere di Taco Dibbits, Direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, che sottolinea come l’Olanda essendo un piccolo Paese, abbia esportato la sua arte per renderla nota al mondo intero, permettendo di fatto una completa fruibilità delle sue opere. “In Olanda siamo soliti vantare due principi: il primo è che l’arte ha la capacità di liberarci; il secondo invece legato al patrimonio artistico nazionale, grazie al quale  diciamo che se l’arte deve essere intesa come patrimonio universale, prendendo ad esempio Rembrandt, questo non è di proprietà  solo dell’Olanda, ma appartiene a  tutto il Mondo”.
L’esperienza di Eike Schmidt, Direttore della Galleria Degli Uffizi, consente poi di fare un parallelo  tra il sistema di valorizzazione del patrimonio culturale tedesco e quello italiano trattando nello specifico il delicato argomento dell’alienazione e dell’acquisto di un’opera d’arte a livello anche istituzionale, analizzandone l’eventuale impatto, che la cessione a privati o terzi produce sul pubblico:  “Chi ha una visione più dinamica capisce la necessità di una legge che disciplini la vendita di un’opera, anche di un bene librario. Mi domando sempre come la fruibilità del bene incida sul cittadino, se fosse venduto un quadro da Milano a una Galleria privata di Lugano, in quanti potrebbero continuare a vedere l’opera? Lo spostamento di un’opera non deve mai in nessun modo limitare il cittadino”.
La conversazione si sposta poi sull’importanza della “notifica” e di come questa permetta l’iscrizione a registro di beni artistici, che entrano così di fatto con questo passaggio a far parte del patrimonio culturale nazionale. L’argomento è trattato attraverso le parole del Curatore del Philadelphia Museum of Art, Carl Brandon Strehlke e Gabriele Finaldi, Direttore della National Gallery di Londra. In Inghilterra non esistendo la “notifica”, non esiste un elenco ufficiale di opere non esportabili. Vedendo le statistiche su una media di 50.000 oggetti, sottoposti ad analisi per essere esportati dal territorio della Gran Bretagna, ne vengono dichiarati tesoro nazionale solo una trentina. Casi particolari si sono registrati nell’anno 2015/2016 in cui solo 22 sono stati gli oggetti dichiarati patrimonio nazionale, tra cui un ritratto di Pontormo, uno di Rembrandt e un coltello appartenuto a Lawrence d’Arabia.
Continuando nella sua analisi Finaldi espone i tre criteri per cui un’opera può essere definita patrimonio nazionale impedendone così l’alienazione all’estero, criteri che circa l’oggetto vanno ad analizzarne il legame, la tradizione, la storia nazionale e ’importanza che questo può ricoprire nell’ambito di ricerche storico e artistiche. “L’anno scorso dei 22 oggetti dichiarati d’interesse nazionale, solo 11 sono stati acquistati dalla Gran Bretagna, mentre 6 sono stati esportati tra cui un disegno di Veronese, insieme ad un quadro di Cezanne. Nel caso di 4 invece, la richiesta di esportazione è stata ritirata direttamente dal proprietario, come è tristemente avvenuto per il Pontormo,  la cui esportazione frenata per consentirne l’acquisto da parte della National Gallery di Londra, non è andata a buon fine a causa di un ritiro dalla trattativa da parte del venditore”.
La parola passa infine al Professore Tomaso Montanari  che apre la sua analisi all’interno del dibattito, citando le parole di Marco Boschini, poeta veneziano del 1660, riportando come questo lodasse l’intervento a favore della conservazione presso la Serenissima Repubblica di Venezia delle opere d’arte, impedendone la vendita verso privati e verso altre città: “Benedetta sia sempre la prudenza de chi governa el Stato venezian, perché, se in queste materie non fosse entrata la regia man, piture adio, Venezia sarìa senza… le pitture vecchie oppur moderne son come tante luci eterne…” non smorzate dalla luce del denaro.
Prendendo spunto da queste parole, Montanari traccia un discorso volto a dare spessore all’utilità sociale del patrimonio artistico, che deve essere reso il più possibile accessibile all’intera comunità, attraverso una valorizzazione mirata. L’analisi passa così attraverso la storia dell’arte, nella figura del Granduca di Toscana Ferdinando I e nell’applicazione delle leggi che nel XVII secolo prevedevano, come dovessero essere gli artisti stessi, scelti negli ambienti dell’Accademia del Disegno, a dare giudizi riguardanti le opere d’arte e la loro alienazione, spiega Montanari per poi aggiungere: “in Italia oggi viene bloccato meno dell’1% delle proposte totali. Il punto che ci tengo a far emergere, non è come questa macchina possa funzionare meglio, non serve a niente mettere in discussione i principi che stanno alla base del meccanismo, bisogna piuttosto cercare di rendere più effettive le tutele dei beni artistici e non trovarci ad entrare in azione, solo quando sentiamo che questi si stanno letteralmente frantumando”.

Seguita da un secondo giro di interventi, in cui viene affrontato anche la questione legata alla creazione di un “Passaporto” per le opere d’arte, su iniziativa di Fabrizio Moretti, la conferenza arriva così a conclusione analizzando anche come la ricerca dell’arte nelle sue forme, connessa in maniera vitale all’applicazione della norma, abbia il ruolo di mantenere viva la nostra tradizione, tutelandola nel tempo a favore delle future generazioni. Un simposio partecipato, un dibattito vivo sulla storia dell’arte che ha permesso attraverso l’esperienza internazionale dei relatori di maturare tante proposte, che dalle mani del Sindaco Dario Nardella verranno consegnare al Ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, per essere così portate sul tavolo dei vertici del G7 di Firenze.

G7 Culture Simposio.jpg

Testo e foto a cura di ©Simone Teschioni

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