A Portata d’Opera: “La Traviata – Teatro alla Scala”

Uno status mai privo di disinteresse, un capitale visto come mezzo d’insulto e di piacere nella sua coatta lesione alla purezza d’animo di una giovane ragazza, un’amara critica alla società “contemporanea” (se ci pensiamo un attimo, sia verdiana al debutto, che attuale legata ai giorni nostri), ma soprattutto un amore senza debolezza, mai vissuto ingenuamente come sfida verso ogni possibile confine delle convenienze sociali. Questa è “La Traviata” di Giuseppe Verdi, da cui abbiamo ancora molto, moltissimo da imparare, secondo uno schema che inesorabilmente continua a ripetersi.
Accadde questo alla prima del carnevale di Venezia del 1853 quando l’opera, sotto la stretta sorveglianza e censura della Serenissima, fu trasposta nel Settecento, sotto il falso espediente di lasciare al corpo del teatro la consuetudine di esibirsi con abiti d’epoca, ma che di fatto sottendeva ad evitare in sala uno scandalo inevitabile: quello di impedire ai presenti di riconoscersi in prima persona nella cerchia comportamentale che attorniava la protagonista. Pochi sanno infatti, quando visitano il cimitero di Montmartre a Parigi e notano quella monumentale lapide con su scritto “Alphonsine Plessis” (vero nome di Marie Duplessis), che effettivamente si trovano davanti al luogo dove giace colei che spenta a ventitré anni nel febbraio del 1847, ispirò l’opera che più di ogni altra coniuga insieme amore, passione e vita.
Questa giovane cortigiana parigina colpita dalla tisi nel fiore dei suoi anni, vedrà la sua storia raccontata e romanzata giusto l’anno seguente la sua morte da Alexandre Dumas figlio, nel romanzo “La Dame aux camélias” in cui prenderà il nome di Marguerite Gautier, prima di affrontare “l’Addio del passato”, nella romanza del terzo atto de “La Traviata” di Verdi con il nome di Violetta Valerì.
Ebbene sì, l’opera per antonomasia altro non è che l’interpretazione artistica di un fatto di cronaca, contemporaneo e a tratti inteso come rappresentazione scomoda, tanto che un punto su cui Venezia commette di fatto un errore madornale, fu quello di variare il titolo da “Amore e Morte” in quello a noi pervenuto come “La Traviata”, che indubbiamente lascia sottintendere ben più sottili implicazioni.
Presente sui principali palcoscenici internazionali con una frequenza a dir poco sbalorditiva, un punto che richiede un’analisi più accurata è il grande duetto del secondo atto, cuore drammatico della vicenda e scontro irriducibile tra Violetta e Germont padre. Una cortigiana determinata a superare la sua condizione di prostituta oltreché, non lo dimentichiamo di malata, ed un padre arroccato ai valori morali di una borghesia costruita su convenevoli, dove il vero amore è visto come un qualcosa di così astratto da non poter essere preso in seria considerazione. Lo spessore interpretativo di questo confronto è assai importante che necessita più di altri all’interno della stessa opera, di una calibratura ad ogni sua nuova messa in scena, in modo da non sottovalutare le insidie che si celano nell’attribuzione di parti troppe volte date per “rodate”, che ben pochi sanno fronteggiare. È dunque un onore chiudere il carnevale 2017 con la produzione dell’opera attesa al Teatro alla Scala di Milano a partire dal 28 febbraio, a cui precederà un’ammirevole anteprima a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto in Centro Italia prevista per domenica 26 febbraio. In questa rappresentazione che si susseguirà sul palcoscenico milanese fino al 14 Marzo, troviamo nei panni della protagonista femminile il grande soprano Anna Netrebko, sicuramente in grado di modulare la voce sui “tre tipi di soprano” richiesti nel progredire all’interno dei tre atti dell’opera, in alternanza alla giovane stella nascente Aylin Perez. Proseguiamo poi nel cast con Leo Nucci nel ruolo di Germont padre, imperituro baritono verdiano, affiancato dal tenore genovese Francesco Meli nei panni di Alfredo, nella storica produzione di Liliana Cavani, ideata per il “ritorno” dell’opera alla Scala nel 1990, il tutto sotto la direzione di Nello Santi. Un evento da non perdere che non concede improvvisazioni, avendo realizzato il tutto esaurito al botteghino a pochi minuti dall’apertura delle vendite online, con il migliore augurio che questa rappresentazione milanese possa rievocare nello spirito, le più autentiche intenzioni musicali e interpretative dell’autore.

Testo a cura di © Gianmarco Gurioli
©Foto: http://www.teatroallascala.org

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