Percorsi ad Arte: “L’esperienza romana firmata Caravaggio”- San Luigi dei Francesi

Quante volte succede camminando per le strade delle principali città d’arte di essere così assorti e immersi nei propri pensieri, al punto da non rendersi conto delle bellezze artistiche che ci circondano? Se alziamo lo sguardo alcune risaltano subito agli occhi catturando persino l’attenzione dello spettatore più distratto, altre invece sono più nascoste, più difficili da scovare ed è possibile ammirarle solo attraverso un osservatorio minuzioso e mirato: chiese e musei privati, vicoli e strade ricche di storie e suggestioni, tutti luoghi che si prestano a questo esempio e che offrono interi patrimoni artistici pronti ad essere scoperti e raccontati.
Il percorso che ci siamo trovati ad intraprendere con Le Vento News.com ha per oggetto la storia e le opere di uno dei più grandi pittori italiani, che con il suo modo di concepire l’arte ha segnato il passaggio a un nuovo stile pittorico, facendo proprio e superando quello dei grandi autori venuti prima di lui: stiamo parlando di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Sei tappe, sei approfondimenti per parlare delle opere dell’artista lombardo insieme alle persone che vivono il luogo che ospita i capolavori da vicino, attraverso le loro esperienze, testimonianze ed emozioni, per offrire ai lettori un racconto legato da quel comune filo sottile, che ha per oggetto Caravaggio e la città di Roma.

Il nostro “percorso ad arte” inizia presso la Chiesa di San Luigi dei Francesi, nel rione di Sant’Eustachio a due passi da piazza Navona e poco distante dal Pantheon. Non è un caso che la nostra curiosità, come prima tappa, ci porti proprio nel luogo dove il Caravaggio ricevette la sua prima commissione pubblica, datata intorno al 1599/1600. La chiesa, adibita a luogo sacro e spirituale per tutti cittadini francesi che al tempo risiedevano a Roma, fu consacrata in nome di S.Luigi Re di Francia, l’8 ottobre 1589, con il preciso compito di ospitare la comunità francese cattolica che dagli inizi del secolo, era solita riunirsi presso una cappella nei pressi di piazza Sant’Andrea della Valle. Questa chiesa vanta un gran numero di opere d’arte al suo interno e la sua storia è accostata a importanti nomi dell’epoca, come quello di Caterina de’Medici che finanziò a lungo i lavori per la costruzione della basilica.
Il giovane pittore lombardo, dopo vari passaggi di incarico ad opera di precedenti artisti, ricevette dal Cardinale Francesco Maria del Monte il compito ufficiale di adornare, con tre tele raffiguranti ciò che ai nostri giorni chiamiamo il “ciclo di San Matteo”, la Cappella Contarelli all’interno della basilica proprio a cavallo del passaggio dei due secoli. Il rapporto che legherà il Caravaggio al Cardinale del Monte sarà molto importante per la vita del pittore, segnando di fatto non solo il suo debutto artistico nel panorama romano, ma anche una serie di vantaggi legati alla frequentazione di ambienti signorili.
Le opere presenti all’interno della Cappella Contarelli, situata al termine della navata di sinistra, sono partendo da sinistra “La vocazione di San Matteo”, “San Matteo e l’angelo” situata sopra l’altare al centro della cappella, e infine a destra “Il martirio di San Matteo”.

Entrando in chiesa veniamo subito accolti da quel senso di pace e spiritualità che regna all’interno della basilica. Principale attenzione richiesta all’interno di questi luoghi, è il silenzio inteso come elemento di raccolta e preghiera: elemento da tenere distinto, rispetto a un interesse artistico/turistico per le opere che si possono ammirare. È necessario avere a mente che la fortuna di trovarsi davanti ai capolavori di Caravaggio all’interno di San Luigi dei Francesi, così come in altri contesti analoghi, non deve interferire con la sfera spirituale delle altre persone presenti.
Volendo raccontare un “percorso ad arte”, fatto non solo di chiese, musei e quadri, ma riuscire a dare luce soprattutto alle persone che da vicino vivono il luogo all’interno del quale il dipinto o le varie opere sono esposte, dopo aver visto le tele del Caravaggio raffiguranti il “Ciclo di San Matteo”, ci dirigiamo all’appuntamento fissato con Padre Hervé Godin, primo cappellano di San Luigi dei Francesi, per parlare con lui delle opere del pittore lombardo e fare qualche domanda su come questa eredità culturale di fatto si mischia e si collega all’ambiente in cui è custodita.

Padre Godin buona sera, le piacerebbe parlarci dei dipinti di Caravaggio presenti qui presso la basilica di San Luigi dei Francesi?
Molto volentieri. Qui abbiamo la fortuna di avere tre dipinti del Caravaggio raffiguranti tre momenti precisi della vita di San Matteo: la vocazione, l’incontro con l’angelo, relativo alla scrittura del Vangelo e infine il martirio. Tutte e tre opere molto particolari legate al pittore, che fanno emergere il legame tra l’uomo, protagonista di una vita complicata spesso oggetto di violenza e il suo rapporto anche con la fede, che arriva attraverso la bellezza delle sue rappresentazioni artistiche. Abbiamo la possibilità di osservare forse uno dei primi esempi di come la vita del Caravaggio si mescola con la sua arte. Insomma potremo quasi definirla come un primo accenno alla “condizione del suo genio”.

Quindi lei pensa ad un legame tra la figura dell’uomo e quella dell’artista, che diciamo permette di andare oltre il personaggio rispetto a quello descritto e riportato dalle cronache del tempo?
Si, penso che non sarebbe dire troppo che per Caravaggio, la salvezza dell’uomo, o meglio la sua salvezza sia da ricercare nella spiritualità che emanano i suo dipinti. La sua pittura a sfondo religioso, gli permette di creare un vero filo diretto con la stessa fede cristiana. Se prendiamo ad esempio il “Martirio di San Matteo”, vediamo che la figura dell’esecutore, come riportata, occupa tutto lo spazio centrale della tela, creando quell’impatto che induce subito a pensare alla fisicità del martirio imminente. Probabilmente penso che è grazie alla sregolatezza della sua stessa vita, che Caravaggio è stato in grado di essere così diretto nel creare questo contrasto tra la presenza fortissima del carnefice e quella di Matteo a cui dal cielo tramite l’angelo, viene avvicinata la palma del martirio come simbolo di salvezza nella fede.

Come vive lei il rapporto tra la presenza dei quadri nella basilica e l’elevato numero di visitatori che vengono da tutto il mondo per ammirare questi dipinti ? Pensa che il fine “religioso” del luogo possa risentirne, rispetto allo scopo “turistico” della semplice visita delle opere?
Devo dire che riguardo a questo tema ci sono due cose che mi stupiscono sempre. La prima è appunto la continua affluenza di persone che quotidianamente varcano la soglia della basilica, che conta più o meno circa 2000 visitatori al giorno. La seconda invece è legata ai gruppi che ogni tanto conduco davanti ai quadri e alla reazione che ogni persona vive in maniera differente a seguito della spiegazione dei dettagli celati nei dipinti del Caravaggio. Entrambe le situazioni, mi portano a pensare che ci sia qualcosa di più grande del semplice “scopo turistico”, o meglio, che l’esperienza che viene vissuta in quel momento, riesca a portare in una dimensione di raccoglimento, religioso o meno, anche le persone che sono estranee a questa realtà.

Ci spieghi meglio…
Penso che Caravaggio abbia una grandissima forza evocativa che arriva allo spettatore attraverso il dinamismo e la sorprendente attualità dei soggetti ritratti. Non solo l’uso di modelli a lui vicini, vestiti con abiti della sua epoca rispetto agli indumenti propri del tema sviluppato nel dipinto, ma il poter vedere in quelle tele del 1600 una scena che ha un certo richiamo anche nell’attualità, permette di creare un linguaggio e un legame diretto con l’opera, che per me va al di là del tempo stesso. Prendiamo ad esempio la “Vocazione di San Matteo”, per me rappresenta per certi versi lo specchio della società moderna: quante volte davanti ad una nuova opportunità, ad una nuova “chiamata”, reagiamo con indifferenza poiché distratti e resi ciechi come i personaggi che nel quadro contano il denaro a capo chino? Quante invece sono le occasioni di immedesimarsi nel ruolo di Matteo, che seppur puntando il dito e mostrando insicurezza, alza lo sguardo verso il taglio di luce e si fa avanti? Per me questo parallelo tra quadro e realtà attuale è un qualcosa che arriva a toccare il cuore di ogni uomo.

C’è un dipinto dei tre che le evoca un sentimento particolare, o che richiama ad un preciso parallelo tra la scena rappresentata e la sua esperienza personale di uomo di fede?
Ho avuto spesso occasione di celebrare messa nella Cappella Contarelli e già di per sé questo rappresenta un’ emozione molto forte. Devo dire però che dopo il 26 luglio 2016, ogni volta che mi trovo davanti al dipinto del “Martirio di San Matteo”, ciò che mi arriva alla mente è il ricordo della triste notizia del prete francese, padre Jaques Hamel, assassinato a Rouen in Normandia proprio durante lo svolgimento della funzione religiosa, come il “San Matteo” ritratto nella tela del Caravaggio. Questa notizia che ha creato un vero e proprio shock in tutto il mondo, mi ha nei giorni successivi messo davanti proprio all’attualità della scena, rievocandomi ogni volta a distanza di 400 anni, non solo il dramma della morte di un uomo, ma anche il limite umano nel compiere queste azioni di violenza.

Come ultima domanda, ci sono dei particolari di queste opere che l’attraggono più di altre?
Nel quadro di “San Matteo e l’angelo”, ci sono due particolari che catturano da sempre il mio sguardo: la figura dell’angelo che scendendo dal cielo incontra lo sguardo puro di Matteo e lo sgabello in precario equilibrio sul quale il Santo è appoggiato. Rispetto agli altri due, questo è un quadro decisamente più tranquillo, dove non traspare un dramma interiore dei soggetti ritratti. Di questa opera mi piace il dinamismo spirituale che evoca, e il rapporto che si instaura tra l’uomo e il divino, quasi a voler dire che se siamo cristiani, lo siamo non per rimanere fermi come persone iratiche, ma incarniamo questo spirito per vivere un percorso che ci porta sempre avanti e ci smuove da una posizione iniziale, verso un nuovo equilibrio.

Potremo dire quindi raggruppando le sensazioni che le evocano questi dipinti, che lo spettatore è come se si trovasse davanti ad un percorso spirituale vissuto dal Caravaggio in crescendo?
Esatto un percorso che porta ad innalzare così lo spirito a icona, tracciando un’ immagine bellissima di un pellegrinaggio che fa parte della nostra vita, creando un piacevole legame tra la fede e l’arte stessa.

Testo e intervista a cura di ©Simone Teschioni

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