“Dalle note alle parole”… breve intervista a Peppe Vessicchio

In occasione della presentazione del libro edito da Rizzoli intitolato “La musica fa crescere i pomodori” del Maestro Giuseppe Vessicchio, presso la libreria Feltrinelli in Via del Corso a Roma, ci siamo trattenuti a parlare con il noto direttore d’orchestra al termine del consueto giro di firma copie e foto di rito, in una piacevole e breve intervista per i lettori di “Le Vento News.com”.

Eccoci qua Maestro, ringraziandola della disponibilità le volevo fare una serie di domande circa il libro e l’ultimo Festival della canzone italiana.
Dalla musica alla scrittura, dalle note alle parole, come ha vissuto questi passaggi fino alla nascita di questo progetto editoriale?

Per chi ha studiato analisi musicale, sa che nella musica vengono utilizzati tutti dei termini relativi alla letteratura, alla grammatica. Quando noi musicisti parliamo di frasi, di semi frasi, quando parliamo di accenti, e quando citiamo “assi” e “tesi”, ci riferiamo a un linguaggio che è assolutamente legato alla scrittura, quindi questo passaggio devo dire che è avvenuto per me in modo molto diretto. È stata un’ esperienza simile a quando i bambini per imparare a nuotare e vengono buttati in acqua, per cui il risultato poteva essere duplice: affogare o salvarmi. Se mi sono salvato questo lo sapremo tra un po’…

Beh devo dire che visto il consenso e il calore della presentazione di oggi,  più che a un salvataggio, abbiamo assistito a un vero e proprio successo…
Si diciamo di si, ma “aspettiamo i dati”… anche le migliori canzoni hanno bisogno del loro tempo per verificare quanto riescono a collegarsi con ciò che le circonda dentro e fuori dal loro mondo. L’unica cosa che posso dire per ora, è che attraverso questo libro mi sono imposto di ricordare le “verità”, le cose che mi appartengono e che appartengono realmente alla vita che ho vissuto. Penso che partendo da queste realtà, in qualsiasi trasposizione artistica di noi stessi, possiamo offrire a lettori ed ascoltatori un elemento in grado di trasmettere una forza grandissima. Il mondo degli ultimi anni è un mondo che si costruisce troppo spesso sulla bugia e sull’incoerenza, una condizione nella quale troppe persone si perdono. Io credo si nella finzione, nell’idealità, ma penso che la verità sia un fondamento dal quale è necessario sempre partire.

Abbiamo parlato sia prima che durante la presentazione del libro di questo fenomeno social dell’ hashtag #usciteVessicchio a seguito della sua mancata partecipazione all’edizione appena conclusa del Festival di Sanremo. Considerando che l’iniziativa è stata promossa da ragazzi in fascia di età giovanile, quali sono state le sue reazioni a riguardo? Curiosità? Simpatia?
Allora innanzitutto ho avuto la fortuna di incontrare chi ha creato l’hashtag. Sono stati direttamente questi ragazzi che mi sono venuti a cercare. Mi piacerebbe molto l’idea di aprire con loro una collaborazione, perché il linguaggio del web mi affascina, anche se ne sono assolutamente distante nell’uso. Credo nei giovani. Credo in questa nuova generazione che sintetizza tutto e che trova straordinari slogan per raccontare intere storie. Se ci pensiamo non è una cosa da poco. Mi farebbe piacere poter scambiare con loro delle idee, facendo proprie così velocità e sintesi. A ruoli alternati, mi assicurerei però che dietro questo processo di apprendimento non vengano scavalcati una serie di insegnamenti e valori che ritengo fondamentali trasmettere. Il futuro che ci si prospetta oggi se non viene ricollegato al passato da cui deriva, rischia davvero di ritrovarsi senza una rotta corretta, di non avere un indirizzo giusto su cui navigare. È necessario uno sforzo per far collegare questi due mondi  risolvendo magari anche i problemi che la mia generazione non è stata in grado di risolvere, in quanto figlia di un mondo su cui ci siamo abbastanza adagiati.

A proposito di nuovi linguaggi, molto particolare è anche il testo della canzone che ha vinto il Festival. Cosa ne pensa del brano e del cantante?
A me piace l’artista in generale, devo dire che riesce a cavalcare un’ onda che è quella del moderno e dell’attuale, con una discreta personalità. Personalità che è un elemento che troppo spesso manca nel panorama musicale moderno.

Stavamo parlando delle nuove generazioni, mi piace l’idea di rimanere su questo filone… Come ne suggerisce l’approccio al mondo della musica, un mondo che spazia da una cultura popolare, quindi Pop, fino a una più classica?
Io mi auguro come dicevo prima di non perdere in eccesso, in un processo di transizione musicale, quello che ci portiamo dietro dalle generazioni precedenti. Ogni epoca ha la sua musica. Già nel passaggio all’Ottocento abbiamo perso tanto a livello di impostazione musicale, in nome di un necessario progresso culturale. Mantenere una linea culturale con il passato è importante. Non posso accusare il Novecento di qualcosa che già l’Ottocento aveva iniziato a fare. Non posso accusare le nuove generazioni di una situazione che hanno ereditato, insieme a tutta la serie di disagi che la contraddistinguono. Penso che la musica, sia musica sempre. Umberto Eco diceva che un operatore culturale dovrebbe riuscire a rendere popolare il colto e colto il popolare. Per poter fare questo deve essere un conoscitore di entrambe le condizioni. Così, mi sta bene che qualcuno si occupi solo di musica Pop, mi sta bene che qualcuno si concentri solo su studi classici, ma mi auguro anche fortemente che qualcuno riesca ad inserirsi nel mezzo queste due condizioni, riuscendo a creare un certo equilibro armonico. Il rischio che si corre in caso di assenza di questo spazio di mezzo, è quello di una separazione classista a livello musicale che finirà per arrivare a non produrre più niente di buono.

Come ultima domanda ringraziandola ancora della disponibilità… ha una colonna sonora che consiglia, a fianco della lettura del suo libro?
Eh questa è una bella domanda… molto bella… si ce ne è una, se posso vorrei consigliare l’ascolto di Béla Bartòk.

©Testo: Simone Teschioni

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