F-Light 2016 – “Fotografare la Luce” – Fondazione Studio Marangoni

L’approfondimento di Le Vento News dedicato al F-Light Festival 2016, vi porta all’interno della Sala D’Arme di Palazzo Vecchio con il primo dei tre eventi che si susseguiranno fino all’ 8 gennaio 2017. Responsabile dell’organizzazione della mostra “Fotografare la Luce” in programma fino al 14 dicembre è la Fondazione Studio Marangoni, importante realtà sul territorio fiorentino, che da oltre venticinque anni si occupa dell’insegnamento della fotografia e della cultura fotografica sia nazionale che internazionale. Per i nostri lettori abbiamo incontrato Giuseppe Toscano, responsabile della rivista “M-Mag Fotografia Contemporanea”, importante fotografo documentarista  del paesaggio italiano e docente della Fondazione, con cui abbiamo fatto una conversazione circa il progetto in corso di esposizione e le curiosità ad esso legato.

Giuseppe buonasera, ringraziandoti della disponibilità vorrei iniziare subito facendoti una domanda circa la vostra partecipazione a questo F-Light Festival 2016. Come è nata l’idea di questo progetto e di questa installazione multimediale?
Il progetto “Fotografare la Luce” è nato grazie alla proposta di collaborazione attraverso una proiezione da inserire nella realtà della Sala D’Arme, che avesse come oggetto la luce nella fotografia. Per questo tema, così come è stato quest’estate per il workshop “Arno Immaginario Collettivo” a cura di Joy Wolke, abbiamo deciso di estendere la partecipazione non solo a studenti ed ex studenti della Fondazione, ma ad un pubblico più vasto, attraverso un Open Call per valutare quante più proposte fossero arrivate.

Più o meno quante sono state le richieste di partecipazione?
Considerando che il bando è stato attivo per pochi giorni dalla sua apertura, siamo riusciti a raccogliere circa una trentina di richieste, sulla base iniziale di dieci posti da assegnare come partecipanti, estesi successivamente a quattordici. L’estensione dei posti per il progetto è stata riconsiderata e resa più ampia, vista la validità del materiale arrivato in Fondazione e a seguito di ragioni narrative e di montaggio del percorso artistico.

Considerando appunto lo sviluppo del montaggio, quale è stato il filo comune che avete seguito?
La selezione dei vari lavori devo ammettere che è stata davvero dura. L’idea che ha prevalso in fase realizzativa è stata quella di inserire all’interno del progetto immagini molto astratte, che riguardo allo sviluppo della “luce” avrebbero funzionato come contrasto, accanto ad immagini più dettagliate di documentazione, arrivando così attraverso una suggestione iniziale, un qualcosa di non descrittivo, ad un racconto fisico sulle città e come queste realmente si mostrano sotto la “luce” che le illumina sia di giorno che di notte. Questo progetto nel complesso è stato per noi un esperienza abbastanza nuova, del tutto sperimentale, che nonostante una proposta di restituzione fotografica un po’ diversa, rispetto alle nostre abitudini, ha portato alla realizzazione di un prodotto finale molto soddisfacente ed armonioso, dando anche a noi stessi un grande input per creare altre situazioni di lavoro simili in futuro.

Nella selezione che ha portato alla realizzazione di questo lavoro troviamo anche fotografie che portano la tua firma e quella di Martino Marangoni, ci parleresti di questi vostri scatti e di come si inseriscono all’interno del progetto?
Molto volentieri. Come avrai potuto notare dalle immagine proiettate nelle volte a crociera, oltre alle nostre foto , si posso trovare anche quelle di fotografi storici della Fondazione come Alessandra Capodacqua, che lavora sempre attraverso “toy camera”, macchine fotografiche giocattolo, come il Foro Stenopeico o macchine di plastiche, inserendo nei vari scatti la sua figura umana in contesti casalinghi o di aperta natura, documentando così la luce attraverso la sua esperienza diretta. Troviamo poi le foto di Margherita Verdi e il suo lavoro condotto sull’architettura di luoghi sacri, ripreso anche qui con una macchina fotografica di bassa qualità, volta a creare una reinterpretazione dello spazio in cui l’architettura si fonde e diventa luce percepibile attraverso lo sguardo umano. Le foto di Martino Marangoni, arrivano e si inseriscono nel progetto direttamente dal suo ultimo libro intitolato “Nonni’s Paradiso”, riprendono i luoghi vissuti fin dall’infanzia in una sorta di architettura naturale, in questo giardino di ulivi che cambia con la luce nel corso dell’anno insieme ai colori delle varie stagioni.
Arrivando infine ai miei scatti, questi si inseriscono in “Fotografare la Luce”, direttamente dall’esperienza avuta su commissione in cui mi era stato richiesto di documentare le architetture devastate degli edifici a seguito del terremoto in Emilia. Utilizzando dei flash ho interpretato così la luce per far emergere i dettagli e gli elementi verso cui volevo porre attenzione, rispetto ad una zona di ombra in contrasto con il resto dell’immagine.

Come è avvenuta la scelta delle musiche da abbinare al filmato creato attraverso le fotografie dei partecipanti al progetto?
Le musiche sono state scelte da Giuditta Picchi attraverso una selezione che abbiamo più volte ascoltato creando così un legame armonioso nella proiezione. In questo lavoro siamo stati anche aiutati da Harshini una studentessa iscritta presso la New York University, che con la sua presenza ci ha consigliato come sviluppare al meglio il montaggio.

Fra tutti i partecipanti c’è qualche lavoro che più di altri ha catturato la tua attenzione?
Una piacevole scoperta è stata Oxana, arrivata a noi attraverso l’Open Call. Quando ho visto le sue fotografie mi sono subito immaginato come potesse essere la proiezione a riguardo e il risultato che avrebbe prodotto collegando le immagini alla musica. Mi è piaciuto poi il lavoro di Camilla Cheade che con le sue fotografie scattate all’interno di un appartamento, denotano una certa intimità negli scatti in quanto a giochi di luce. Sono immagini molto emotive che fanno emergere in alcune dettagli nitidi e in altre sempre grazie al’impiego della luce, in questo caso però in modo eccessivo, rende gli stessi un po’ evanescenti.
Direi poi che le foto di Marco Castelli con la sua “A Micro Odyssey” fatta di pianeti, chiudono al meglio il ciclo della proiezione.

Quindi ricapitolando “Fotografare la Luce” per il F-Light Festival 2016 in mostra fino al 14 dicembre…
Si, presso la Sala D’Arme di Palazzo Vecchio, dalle 10.00 alle 19.00, direi che ne vale la pena.

Per salutarci, ci puoi parlare dei prossimi progetti firmati Fondazione Studio Marangoni da tenere sott’occhio?
Per ora diciamo che siamo in fase di progettazione con particolare attenzione al territorio della città di Firenze, una realtà a cui teniamo tantissimo. Molta è la volontà che ci accompagna nel quotidiano, finalizzata a creare una documentazione artistica del territorio fiorentino, coinvolgendo anche realtà straniere come la Royal Academy of Art dell’AIA, nel seguire da vicino i cantieri della Tramvia. Questo progetto ha lo scopo di mettere in relazione tra loro l’impatto sia ambientale che fisico del passaggio non solo dei cantieri, ma anche delle aspettative nutrite dai cittadini, cercando di capire a livello sociale lo sviluppo di questo nuovo servizio di trasposto pubblico e ciò che porta con sè. Per i nuovi bandi, open call ed iniziative legate alla Fondazione Studio Marangoni è sempre consultabile il sito www.studiomarangoni.it
f-light-fondazione-marangoni©Testo: Simone Teschioni
©Foto: Fondazione Studio Marangoni

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