Storie di Città – “Alessandro il Libraio”

Ogni città che si rispetti può vantare dalle zone più periferiche a quelle più centrali, tutta una serie di storie che sono li pronte ad essere scovate, per essere poi trascritte su carta e raccontate successivamente a più gente possibile. La storia che questa volta Le Vento News ha il piacere di proporre ai suoi lettori, si sviluppa a Firenze e vede protagonista una persona che ha vissuto e tutt’ora vive la sua vita, letteralmente immerso nei libri. Alessandro Falciani libraio storico del panorama fiorentino e autore del libro “Felicemente annegato nei libri – Quarant’anni di un libraio fiorentino”, è una di quelle figure che non possono non essere raccontate e approfondite, specialmente se siamo abituati a considerare i libri e le librerie non un semplice luogo di passaggio, ma sede viva di importanti e continui incontri culturali e formativi. Il libro/diario che racconta l’esperienza professionale di Alessandro e il suo percorso dalle prime mansioni come giovane fattorino, a libraio presso la libreria Sp44, fino ad arrivare alla direzione della libreria Edison di Piazza della Repubblica, regala al lettore non solo la storia di una vita intera dedicata con passione ai libri, ma lo spaccato di una Firenze ormai sfumata, in cui i luoghi descritti sono ora visibili solo attraverso vecchie fotografie e ritagli di giornale. Ogni pagina, ogni autore e le tante presentazioni, rievocano non solo la fantasia attraverso i nomi dei protagonisti e dei romanzi che vengono citati, ma portano alla luce direttamente la memoria storica di una città che attualmente si mostra diversa rispetto al suo passato, non troppo remoto. In questa intervista che segue, Alessandro ci racconta il suo essere libraio nel tempo, tra aneddoti e curiosità, vissuti in questi quarant’anni di professione.

Eccoci qua. La prima domanda forse un po’ banale, ma che nasce spontanea è legata a questo rapporto sincero che hai con i libri, che riesci a trasmettere nel quotidiano attraverso il tuo lavoro. Come nasce l’interesse di Alessandro per la professione di libraio?
Sorridendo ti confesso che questo legame tra me e i libri nasce fin da quando ero molto giovane, nello specifico verso i tredici anni, attaccando dei manifesti per l’apertura della libreria in cui lavorava mio zio Enzo. Abitavamo in casa tutti insieme e il suo essere libraio, il parlare costantemente di libri, l’averne sempre a disposizione, mi ha aiutato a entrare in confidenza con questo mondo un po’ insolito per un ragazzino che aveva in mente solo lo studio e il giocare a pallone con gli amici. La stessa figura di Paolo Sacchi, proprietario della “Sp44”, figura geniale legata alla libreria del centro, è stata per me molto determinante e d’esempio nel voler intraprendere questo mestiere.

A proposito dei giochi di infanzia, colpisce nella lettura la parte in cui parli di quando con gli amici passavate il tempo a giocare a “soffino”, spiegando che vi divertivate con poco. Da questa fotografia che offri al lettore, si può dire che il tuo voler diventare libraio si stato un percorso fatto di vita quotidiana e di umiltà, soprattutto nel creare nel tempo, il tuo rapporto di fiducia con i vari clienti?
Si è cosi. Questo fatto di essere un po’ la persona alla quale il cliente si affidava per portare avanti un suo percorso o di lettura o di cultura, mi ha permesso di avere nelle mani lo strumento per poter creare un rapporto di fiducia vero e proprio con i vari lettori. Essere la chiave, avere riposta in sé la fiducia di un altrui arricchimento, o anche solo di un’ esperienza di piacevole lettura, ti fa capire che nel fare questo mestiere l’essere umili è davvero importante. Poter vivere fin dai primi anni in un ambiente circondato sempre da persone più colte di me, mi ha visto spesso volontariamente “ai lati” della scena che mi si presentava davanti. Il mio osservare ciò che più potevo e l’imparare sempre cose nuove, come dai racconti del Vannucci che parlava del ristorante del padre, dove si susseguivano fra i tavoli pittori e importanti letterati, mi ha permesso di assorbire ogni singola esperienza, portandomi di fatto ad innamorami a tutti gli effetti di questo lavoro.

Dalle prime consegne ai clienti con il Beta 50, alle avventure a bordo dell’Ape, per poi arrivare alla figura del libraio moderno. Come è cambiata e come cambia secondo te nel tempo questo ruolo, considerando anche lo sviluppo di nuove tecnologie, degli acquisti on-line e dell’avvento digitale dell’e-book?
Dire che la figura del libraio non sia cambiata in questi ultimi 40 anni sarebbe come dire una bugia. L’importante è che questo cambiamento sia avvenuto di pari passo con la tecnologia stessa, come in effetti è stato. Il libro se ci facciamo caso è da sempre un genere che non ha mai avuto grossi picchi di vendita, a differenza di altre merceologie che spesso lo hanno affiancato. Nella sua natura ha sempre vantato clienti che amano andare in libreria, proprio per il gusto di vivere questo rapporto tra oggetto ed esperienza di arricchimento nella sua interezza. Naturalmente il lavoro nello specifico di questi tempi è andato cambiando, anche perché sono sempre più cresciute le grandi librerie e le piccole che rimangono presenti, si devono adattare un po’ alle leggi del mercato, scarificando in parte lo spirito culturale, specie dopo l’arrivo dell’e-book. Però nonostante tutto sono convinto che la differenza, rispetto all’immediatezza della tecnologia, sarà sempre la professionalità di una figura qualificata e informata a disposizione del lettore: andare in libreria, avere un consiglio, scambiarsi delle idee è ancora dal mio punto di vista, la vera forza di questo lavoro.

Come pensi sia possibile avvicinare alla lettura i giovani di questa nuova generazione?
Secondo me è fondamentale che ci siano più librerie possibili vicino alle scuole perché i bambini sono per loro natura curiosi. Se poi abbiamo la fortuna di incontrare maestre e insegnanti che hanno anche una certa sensibilità verso la lettura, viene tutto più facile. Nonostante la narrativa per ragazzi sia in costante crescita, come dimostrano i dati di vendita, è fondamentale che la lettura dei giovani sia seguita dall’appoggio della famiglia stessa. Purtroppo il più delle volte risulta molto più semplice per le nuove generazioni, mettere i figli davanti alla televisione, anziché dedicarsi del tempo reciproco per leggere insieme. Partire dai bambini è il futuro del nostro settore, perché la fantasia, l’essere attratti dalle figure e dalle storie, permetteranno agli stessi di crescere insieme ai libri e diventare così in modo naturale i lettori del domani.

Dall’ esperienza della “Sp44”, alla libreria “Alessandro Falciani Libri”, quanto è stato importante instaurare un legame con i lettori attraverso le presentazioni dei vari titoli spesso accompagnate dagli autori?
Direi che è stato fondamentale. Le presentazioni sono una cosa importantissima. Una delle prime di cui porto sempre con me il ricordo, fu quella del libro di Panagulis, che in quel periodo era il compagno della Fallaci. Ricordo che quella sera la libreria era veramente piena di persone. Il ruolo della presentazione è centrale nel rapporto libraio/lettore, perché permette di abbattere un po’ lo stereotipo della libreria come posto austero, in cui la semplice frase “buongiorno posso aiutarla”, può cogliere imparato chi pensa di non essere in grado di aggirarsi tra gli scaffali e poter scegliere da solo un titolo.  La presentazione permette di andare oltre questa falsa idea, facendo così conoscere opere e autori attraverso esperienze di letture anche nuove.

A proposito di esperienze legate al libro, c’è una parte nel tuo testo in cui parli di “libri del cuore” che fanno parte della tua biblioteca personale. C’è un testo in particolare che più di altri ti ha segnato in positivo, che ti ha contraddistinto e perché no, accompagnato nelle varie occasioni della tua vita sia professionale che personale?
Devo dire la verità, mi trovo un po’ in difficoltà davanti a questa domanda, perché trovare un solo libro mi è difficile. Non riuscirei oggi, come si dice “in caso di incendio” ad arrivare davanti alla mia libreria e prenderne uno solo. Ognuno dei libri che ho letto e che ho posseduto nel tempo, anche solo perché magari contenti la firma di un autore importante, porta con se una parte di me. Se però mi concentro nello specifico, posso dire che ce ne sono due o tre per i quali mi bruciacchierei un po’ di più le mani per metterli al sicuro. Sicuramente tra questi c’è Pratolini, Guerra e Pace di Tolstoy, La resistenza a Firenze di Francovich, anche per aver conosciuto di persona il professore, e direi anche I Ponti sull’Arno di Barbieri, verso cui ho un trasporto personale se consideriamo che mio nonno fu imprigionato a Firenze a Villa Triste. Dire che porterei più o meno tutti i libri con me, non è poi alla fine così tanto assurdo.

Passando nel tempo agli allestimenti organizzati dal gruppo “Librerie Fiorentine”, come vedi e come reputi a tuo giudizio, il fatto che la libreria e il libro possano anche muoversi “fuori le mura”?
Questa esperienza delle mostre al Parterre che nacque con “Librerie Fiorentine”, consisteva appunto nel riuscire a vivere con i libri gli spazi della città, che non fossero necessariamente esercizi commerciali. Sono sempre stato convinto che portare i libri fuori dalla libreria, sia un qualcosa che fa bene al libro e soprattutto alle persone, perche anche così ci si avvicina alla lettura. In una passeggiata domenicale o qualsiasi sia il momento, il trovare uno spazio con dei testi e riuscire a stimolare la curiosità del passante, anche su un libro già conosciuto, ma di un edizione differente, è estremamente soddisfacente. Penso sia veramente importante avere i libri nelle piazze come è stato più volte fatto, perché il libro deve poter arrivare alle persone in qualsiasi modo, sia pure attraverso una strada diversa, ma pur sempre una strada che porta alla lettura.

Dai momenti belli, a quelli più difficili, dalle soddisfazioni della realtà personale a quelli di maggiore portata con il passaggio alla Libreria Edison. Come ci racconti questo trascorso?
Lo racconterei come un bellissimo passaggio, una grande esperienza. Il muoversi dalla piccola libreria che vivi come una realtà tua che cresce passo passo, sviluppando soprattutto un attaccamento meraviglioso al cliente,è un qualcosa di magico. L’arrivare poi ad un’altra realtà più grande di te come era la Edison, in cui quotidianamente sei a contatto con altre figure di librai altamente qualificati e professionali, ti permette veramente di capire come queste dimensioni diverse, non siano il grande supermercato che in molti pensano, ma un qualcosa in grado di coinvolgere molte più persone: frequenze maggiori, più contatti con i lettori, la possibilità di fare iniziative e presentazioni bellissime, portare nomi importanti del panorama internazionale ecc. Un trascorso decisamente bello e fondamentale, un arricchimento importantissimo legato alla mia professionalità e alla mia figura come libraio.

Tornando dalle piazze alla libreria nel quotidiano, quanto sono stati i “personaggi” folkloristici, bizzarri, che nel tempo hai avuto modo di conoscere? Ce ne sono stati?
Eccome se ce ne sono stati. Tantissimi. Avere a che fare con il pubblico è una delle cose più belle, che però non a tutti piace e verso cui non tutti sono portati. S’incontrano al di la dei momenti più ilari, anche situazioni più difficili, legate nello specifico alla gestione di personalità di figure un po’ troppo esuberanti. Ricordo con piacere un episodio di un signore che una volta aveva rubato un libro per ragazzi e se lo era nascosto sotto il cappello. Nell’andare a riprenderlo e farmi restituire il libro, la situazione quasi si ribaltò e fu lui nel restituirmi il libro a rimproverarmi di avergli fatto fare una brutta figura davanti alle altre persone. Come lui, tanti altri personaggi pittoreschi che fanno parte di una vita, si sono alternati tra gli scaffali. Mi reputo da sempre fortunato per aver lavorato in mezzo ai libri e aver avuto a che fare con autori, clienti e amici che hanno frequentato con me questo mondo fatto di storie incredibili. Riuscire ad avere uno scambio di idee, un arricchimento culturale fatto anche di storie come queste, ti permette di crescere tantissimo.

Come vedi di questi tempi il futuro delle librerie? Piccole, grandi, medie, pensi sia possibile continuare nel tempo a tramandare la figura della professione del libraio?
Credo che ci siano due modi di lavorare in libreria al giorno d’oggi. Il primo è quello della grande libreria del centro storico, dove il libraio esperto è aiutato nel suo lavoro, dal continuo flusso di persone e turisti che quotidianamente si presentano in negozio, con cui si può relazionare e confrontare. Naturalmente anche l’ubicazione delle librerie aiuta da questo punto  di vista. Lavorare invece in una libreria di piccole dimensioni ti mette davanti una quotidianità diversa. Come dicevo prima ritengo se non fondamentale, quanto meno di aiuto il fatto che queste realtà siano presenti vicino alle scuole, per fare soprattutto un lavoro specifico legato ai bambini e all’avvicinare i giovani alla lettura. “Un bambino che legge ne vale due e un bambino che legge, diventerà da adulto, un libero pensatore”. Penso che se la piccola libreria riesca a fare proprio questo concetto, abbia buone possibilità di resistere nel tempo. Nel complesso comunque mi ritengo molto fiducioso sul futuro del libro e della figura della professione del libraio.

Per concludere questa piacevole conversazione, daresti qualche consiglio utile ai giovani librai del domani?
Come prima cosa avere di proprietà o lavorare in  un negozio con una bella vetrina, può dare un importantissimo vantaggio commerciale, se saputa usare bene in relazione alle classifiche di vendita e alle mode letterarie del momento. Essere bravi a fare i conti, saper gestire il monte merci, ma soprattutto lavorare con umiltà e rimanere il più possibile con i piedi per terra. Essere comunque realisti per non farsi prendere alla sprovvista da qualche situazione negativa che può verificarsi in ogni momento. Documentarsi e leggere tanto circa i libri a disposizione e le nuove uscite. Avere l’informazione giusta su un determinato testo che il cliente ci chiede è sinonimo di professionalità e attenzione, ed è così che nel tempo ci si guadagna la fiducia del lettore. Insomma un buon libraio al di la di tutto, deve essere sempre in grado di dare buoni consigli di lettura.

©Testo: Le Vento News – Simone Teschioni

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