Dibattito delle Idee – “Un gigante leggero come l’ aria”

Quello che è accaduto in Svezia il 13 ottobre è un evento storico: a Robert Allen Zimmerman in arte Bob Dylan è stato assegnato il riconoscimento poetico per eccellenza, il premio Nobel per la letteratura.
Quando ho appreso la notizia, oltre ad essere stato travolto da una serie di sensazioni piacevoli, la curiosità si è annidata nella mia mente e sta tuttora crescendo. In questi giorni ho maturato sempre di più un semplice desiderio: trasformarmi in una mosca e con un bel volo arrivare a Stoccolma per riuscire a infilarmi in una fessura della porta della giuria del Nobel. Una volta entrato nella stanza dei bottoni avrei osservato i giurati, le loro caratteristiche, i loro sguardi, i loro volti e ascoltato le loro singole motivazioni. Magari tra loro c’è chi non ha mai digerito Dylan, chi invece l’ha sempre seguito e ne è Dylaniato da anni, o chi se lo ricorda unicamente come un giovane ribelle con chitarra in braccio davanti a uno schermo bianco e nero a metà anni sessanta. La maggioranza avrà valutato l’indubbia portata storica di questo gigante della canzone autoriale, un artista tra i più importanti del nostro tempo, un talento incalcolabile creatore di un nuovo linguaggio poetico in forma canzone.
Credo che questo tipo di valutazione sia possibile grazie ad una presa di coscienza fondamentale: considerare la forte natura pluridentitaria di Bob Dylan durante la sua vita artistica e la totale assenza di punti di riferimento all’interno di essa.
Durante i primi anni sessanta e dopo il successo di Blowing in the wind a Dylan è stato dato e tutt’ora nostalgici ciechi continuano a dargli un ruolo politico rilevante, come catalizzatore di tutte le voci dei figli dei fiori. Gli anni passano e da metà anni settanta è in atto un tradimento continuo da parte di Dylan nei confronti di tutti i sessantottini, pacifisti hippies all’inizio inebriati per aver trovato qualcuno da poter seguire, un bardo che li rappresentasse in modo così perfetto, non avendo però in questo caso fatto i conti con la più grande dote del cantautore di Duluth, la dissimulazione.
Bob Dylan non è mai stato un pacifista nel senso stretto (“fiori dentro i cannoni”) forse anche perché aveva già notato le forti contraddizioni dentro lo stesso movimento hippie, composto spesso da figli di famiglie abbienti o da studenti sempre ribelli al potere di oggi e sempre servi al potere di domani. La seconda motivazione sta anche nell’eccessiva responsabilità politica affibbiatagli quando lo stesso Dylan ha sempre dichiarato di voler essere solo un musicista, un artista: traditore o eroe poetico, colui che ha cambiato sempre pelle e vestito.

Tutto quello che posso fare è essere me stesso, chiunque io sia “.

Mi sono addentrato nell’opera  di Dylan da pochi anni. Grazie a libri, alcuni ultimi suoi lavori e al concerto di Lucca del primo luglio 2015, ho notato quanto affrontare questo percorso sia come perdersi in una grande nuvola. Lo stesso Bob Dylan non si è mai dichiarato poeta, riconoscendosi come creatore del nulla, di nubi e nebbia.

La canzone sparisce nell’aria, la carta rimane”.

Le canzoni di questo grande artista funzionano non solo come testi, ma soprattutto grazie alla sua voce e il modo magico con cui tutto si unisce in musica. “Bob Dylan non è un poeta perché scrive poesie cantate ma perché le canta come nessuno le potrebbe cantare” (dal libro, La voce di Dylan di A.Carrera, 2001). E’ tutto qui il segreto, è tutto qui il trucco.
In conclusione consiglio a chi considera ancora Mr. Zimmerman solo un menestrello della pace, di ammettere di non avere la capacità di andare a fondo non solo nella discografia di un artista, ma nell’intera storia musicale americana e mondiale. Il premio Nobel per la letteratura assegnato a Bob Dylan è un riconoscimento artistico a un gigante leggero come l’aria. Non so che tipo di sensazioni possa provare Dylan alla luce di quest’assegnazione, ma di sicuro quelle di fan e lettori sono molto controverse al momento. Ad oggi non sappiamo neanche se andrà a ritirare il premio visto che da Stoccolma cercano di contattarlo da giorni, non avendo ancora avuto risposte. Dylan sprezzante, Dylan privo di sentimenti consolanti o consolatori, Dylan inafferrabile, Dylan e tutte le sue maschere.

Libro consigliato: “La Voce di Bob Dylan” di Alessandro Carrera, Feltrinelli 2001
Film consigliato: “Io non sono qui” di Todd Haynes, 2007

©Testo: Niccolò Soraggi

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