Mostre ed Esposizioni: “Notturno Fluviale. Arno 1966/2016”

Dal 4 novembre 2016, in esposizione presso la OnArt Gallery di via della Pergola 57/61r in Firenze, prende vita la mostra fotografica “Notturno Fluviale” di Marco Castelli. Il percorso espositivo composto da 20 scatti del giovane artista fiorentino porta a ripercorrere, ponte dopo ponte, il corso del fiume Arno dal Falterona a Pisa, tracciando così una vera e propria mappatura digitale del territorio in occasione dell’anniversario dei 50  anni dall’alluvione del 1966 che segnò la storia di Firenze e della Toscana. L’architettura dei ponti del principale fiume toscano, si eleva così a chiave di lettura verso ciò che generalmente non siamo abituati a vedere dalla superficie urbana che ogni giorno abitiamo. Le foto in mostra hanno lo scopo di creare un nuovo rapporto con l’osservatore, legando il racconto ad una dimensione urbana e naturale tra fiume, città e individuo. La mostra gode del patrocinio di Regione Toscana, Comune di Firenze, Legambiente Toscana. Le Vento News ha intervistato il fotografo per i suoi lettori, in una chiacchierata che ci permette di capire meglio e più da vicino, le origini e lo stile di questo nuovo nome emergente.

Chi è Marco Castelli in arte?
Beh, Marco Castelli non è altro che un omone alto e peloso che dentro di sé vuole rimanere bambino. Con la fotografia cerca quindi un gioco, una sfida, che talvolta può portare sì a una resa, ma anche a dar vita a progetti come “A Micro Odyssey” o a realizzare la serie sui ponti di “Notturno Fluviale”. Più o meno Marco Castelli è questo, la continua voglia di scoprire che lo porta ad essere ogni giorno sempre più curioso del mondo.

Da cosa nasce questo progetto di “Notturno Fluviale”?
Nasce nel tempo. Circa tre anni fa mi sono avvicinato al canottaggio iniziando così, quasi per caso, ad attraversare i ponti da sotto, remando. Col passare dei giorni mi sono trovato gradualmente immerso in un’altra prospettiva, quasi sempre occlusa a chi passa sopra quelle strade sospese, con la macchina o a piedi. Ricordo di aver scattato la prima foto casualmente, addirittura in pellicola, al ponte di San Niccolò a Firenze. Successivamente, mi sono reso conto che in quel semplice scatto c’era qualcosa che andava oltre me stesso. Ero attratto dall’inquadratura così geometrica e prospettica. Il perché della scelta notturna è andato poi di pari passo in quella direzione: fotograficamente parlando, la notte si associa all’idea del “non visto”, quasi a diventare un rafforzativo.

Il notturno quindi come elemento di forza?
Sì, mi ha permesso di trasmettere un messaggio in maniera più forte. Notturno Fluviale è stato per me sinonimo dell’andare oltre certe difficoltà: ho rotto un po’ il tabù che questi posti, di notte, siano poco accessibili. Questo di base è il filo a cui accennavo prima: bisogna mostrare ciò che normalmente le persone o per pigrizia, o per scarso interesse non cercano di vedere. In generale è anche la linea con cui uno dovrebbe approcciarsi alla fotografia, rivelare la curiosità nascosta che l’osservatore ha dentro di sé, a livello inconscio.

Circa il progetto, è sempre legato alla curiosità il partire dall’origine per arrivare alla foce, o è uno sviluppo in divenire nato prima con l’idea solo su base fiorentina?
Sono partito con Firenze, dato che nei primi anni ero ancora uno studente ed ero abbastanza limitato nei movimenti, specialmente notturni. Ho iniziato così a documentare i luoghi che avevo a portata di mano e solo successivamente ho avuto la possibilità di spingermi oltre. L’anniversario dell’alluvione è stato un nuovo stimolo, al punto di costruire un progetto completo sulla totalità del fiume, con la speranza di trovare qualcuno interessato ad esporlo e metterlo in scena. Al di là della serie fotografica nella sua complessità, ogni ponte può essere visto come un mondo a sé, come un diorama. Ci possiamo tuffare dentro queste foto anche singolarmente, percependo da ognuna una determinata sensazione.

Hai incontrato difficoltà durante il progetto sia a livello diurno che notturno? C’è stata qualche cosa che magari nella creazione di questo percorso ti ha fatto un po’ vacillare, o andato sempre tutto liscio?
Una volta a Signa, ho seriamente rischiato di cadere in acqua con tutta l’attrezzatura. Un’altra volta nella zona di Firenze Sud, un faretto mi è scivolato su delle canne di bamboo in riva al fiume e mi sono gettato in scivolata per recuperarlo, noncurante del fatto se le canne avrebbero potuto reggermi, facendomi finire in Arno insieme al faretto stesso. Un’altra volta ancora a San Giovanni alla Vena, mi sono trovato su un percorso fatto di massi parecchio scivolosi. Arrivare sotto al ponte senza volare in acqua, con il peso del cavalletto e della reflex che oscillavano ad ogni passo, è stato davvero dura.
Insomma, perlopiù difficoltà tecniche.

 Hai mai trovato qualcosa di particolare durante gli scatti notturni?
Cose particolari vere e proprie direi di no. Qualche nutria e qualche gatto che ogni tanto mi facevano compagnia, qualche uccello strano mai visto prima, creature dell’Arno insomma. Una volta, verso le 2 di notte ho incontrato due pescatori asiatici. Stavo arrivando con una torcia in mano dal nulla e questi due sono schizzati dalla paura, come se li avessi svegliati all’improvviso. Nel complesso, la ricerca di questi luoghi in notturna è stata una bella esperienza: sotto un ponte puoi incontrare di tutto. Certo, puoi sempre trovare siringhe, escrementi pietrificati risalenti al Neolitico, persone meno fortunate che dormono lì e tanto altro, ma nel complesso non ci sono state brutte esperienze. Sono luoghi che offrono più di quanto si creda: spesso siamo legati al luogo comune del posto non frequentato come pericoloso, ma a far da padrone è la suggestione che ci creiamo di esso, in maniera simile a come si fa con i cimiteri, che in realtà di notte sono i posti più tranquilli della storia. Si potrebbe quasi dire che non c’è anima viva.
Invito le persone ad andare di notte, sempre con prudenza, sotto i ponti di Firenze. Il ponte Giovanni da Verrazzano per esempio, è facilmente raggiungibile tramite un passaggio pedonale: andare lì sotto la sera ti permette, chiudendo gli occhi, di ascoltare i rumori della città da un’altra angolazione. Ti consente di immergerti in una dimensione a filo d’acqua, quasi scollegata dal contesto urbano che siamo troppo abituati a vivere ogni giorno.

Supporti e strumenti? Quale è l’attrezzatura ideale da sottoponte?
Ho fotografato con una Canon full-frame ed uno zoom tenuto fisso a 24 mm, mantenendo sempre quella focale per ogni ponte, più o meno largo che fosse, proprio per continuare una ricerca visiva sempre uguale. L’attrezzatura ideale è alquanto basica: cavalletto, macchina fotografica e talvolta qualche faretto. Nelle situazioni di buio totale, ho usato la tecnica del light-painting, “dipingendo” un po’ con la luce durante l’esposizione. Questa tecnica consente di non agire in maniera troppo aggressiva, ma più sfumata, a differenza del flash. La luce artificiale comunque, non ha inciso più di tanto sul mio lavoro. In ogni foto mi sono tenuto su tempi di scatto abbastanza lunghi (fino a 30 secondi) e su una sensibilità di 100 ISO. L’impostazione non è proprio tipica, specie se si considera l’ora notturna, ma essendo interessato alla qualità e alla nitidezza dell’immagine ho cercato il giusto compromesso. Avrei potuto scattare con una sensibilità un po’ più alta, ma non era necessario. Mi piace che le foto a livello percettivo, rimangano buie, illuminare la notte come se fosse pieno giorno è solo un controsenso, che troviamo sempre più spesso nella fotografia amatoriale.

La tua formazione. Come arriva Marco alla fotografia?
In passato ho frequentato una scuola di fotografia a Firenze, ma non l’ho conclusa.
Il vero Marco arriva insieme alla passione per il cinema: prima di affacciarmi alla fotografia, avevo iniziato dagli studi cinematografici. Sono tutt’oggi ispirato da Stanley Kubrick e Sergio Leone, i quali, attraverso le loro pellicole, hanno sviluppato uno stile e una riconoscibilità percettiva che è fotografia pura, è autorialità.
Cinema e fotografia sono indissolubilmente collegate: la fotografia è dentro il cinema e il cinema a sua volta ha influenzato il modo di fare fotografia.

Un mito fotografico?
Ce ne sono molti, ma il primo che mi viene in mente è Helmut Newton. Ci sono poi nomi più comuni, come Henri Cartier-Bresson, maestro dell’attesa del soggetto e della composizione dell’immagine, e come Diane Arbus, ma esistono tanti altri fotografi che possiedono una capacità di racconto assoluta.

Tornando alla mostra, le ultime due cose da dire. 50 anni dall’alluvione del 1966, l’inaugurazione non è una data scelta a caso giusto?
Esattamente. L’inaugurazione si terrà il 4 novembre alle 19.00 alla OnArt Gallery, in via della Pergola 57/61r, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione del ’66. La mostra sarà tuttavia visitabile già da prima, ossia nel periodo complessivo che va dal 2 al 7 novembre. Durante il vernissage, saranno anche proiettati video ed immagini d’archivio gentilmente forniti da Enrico Ciabatti. Si creerà così un “ponte” tra la memoria storica e la contemporanea realtà fluviale, sia fiorentina che toscana. Quest’unione di immagini permette alla fine di stimolare positivamente l’osservatore su ciò che l’alluvione è stata e su ciò che tutt’ora evoca.

Per concludere questo incontro, qual è una parola che vorresti vedere legata a questa mostra dopo la sua inaugurazione?
Soddisfazione partecipata”. Vorrei che la soddisfazione della nascita e della creazione di questo progetto possa diventare propria anche dell’osservatore: la fotografia non è solo di chi la fa, ma anche (e forse soprattutto) di chi la vede. È fatta, insomma, tanto dall’autore quanto da chi la osserva.

Orario galleria:
mar – sab 11:00 – 18:00

Link evento: https://www.facebook.com/events/684237635072791/
Altre info: https://www.facebook.com/marcocastelli.photo/
https://www.facebook.com/ONART-1592326707717190/

Contatti:
Marco Castelli: www.marco-castelli.com

©Testo intervista: Simone Teschioni /Le Vento News  © (riproduzione riservata)
©Foto: Marco Castelli

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...