Mostre ed Esposizioni: “Ai Weiwei Libero”

Definito il più celebre e controverso artista contemporaneo Ai Weiwei si presenta a Firenze e per la prima volta in Italia con  una retrospettiva a lui interamente dedicata, irrompendo sullo scenario quotidiano con una serie di applicazioni volte a sensibilizzare lo spettatore verso tematiche legate alla libertà di espressione e al binomio tra arte e impegno civile. Non solo le sale del piano nobile, ma anche gli spazi della Strozzina e la facciata di Palazzo Strozzi si prestano a raccontare la storia dell’artista cinese nato il 28 agosto 1958 a Pechino da genitori entrambi poeti.
La facciata come detto, spazio anch’esso che si presta all’interpretazione e al lavoro dell’artista, ospita il lavoro intitolato “Reframe”, comunemente tradotto in “Nuova Cornice”. Diciotto gommoni arancioni disposti sopra ogni bifora formano una linea continua, come un salvagente legato attorno al Palazzo. Lo scopo e il messaggio di questa provocazione nascono dall’impegno di Ai Weiwei verso il delicato tema delle migrazioni di massa e dei rifugiati richiedenti asilo, che pur di fuggire dalle loro terre si affidano ad imbarcazioni di fortuna, precarie, come appunto i gommoni esposti a cui sono appese le speranze di una nuova vita, verso una nuova finestra di possibilità.
La libertà, tema centrale dell’esposizione, si sposta nel suo significato dall’essere interpretata come salvezza, ad essere letta in chiave di privazione con l’installazione “Refraction”. Una grande ala assemblata con materiali appartenenti a cucine solari, esposta originariamente nel cortile della prigione di Alcatraz, mostra attraverso la pesantezza della sua forma, il limite di un volo non destinato a solcare cieli leggeri, ma propenso invece a vivere scenari grigi e angusti come le celle di un carcere, in cui lo stesso Ai Weiwei nel 2011 è stato rinchiuso per un periodo di ottantuno giorni di detenzione a seguito del suo modo di fare arte, ritenuto offensivo da parte del governo cinese.
La mostra nell’affrontare le tematiche care all’artista cinese si accende di toni più armoniosi salendo ai piani nobili di Palazzo Strozzi, dove il visitatore viene immerso fin da subito all’interno di “Forever”, allestimento che presenta novecentocinquanta biciclette tutte a marchio Forever appunto, assemblate fra loro come una grande porta verso il mondo orientale. Passando fisicamente attraverso l’installazione, al di là del colpo d’occhio dato dalle ruote e dai telai uniti tra loro, si percepisce il messaggio di un viaggio libero attraverso un mezzo ad impatto zero, in contrapposizione alla delicata situazione ambientale cinese. Nelle sale successive il lavoro di Ai Weiwei prende forma in relazione alla tragedia che colpì la regione dello “Sichuan”: ricordando il terremoto di magnitudo 8 della scala Richter che provocò nel 2008 svariati migliaia di morti fra studenti e civili, su di una parete, composto da zaini bianchi e neri, si snoda il serpente “Snake Bag”, simbolo di denuncia verso la precarietà degli edifici che con il loro crollo sono costati la vita a giovani innocenti, sopra bare di pregiato legno “huali” composte a loro volta anche di tondini di ferro in marmo bianco, rinvenuti sempre tra le macerie.
Dalla denuncia verso il governo cinese e la rivendicazione della libertà di movimento che si respira nelle prime due sale, passiamo all’incontro di installazioni dove al di la del contenuto politico, si può apprezzare la bellezza di lavorazioni su materiali in legno con tecniche di assemblaggio ormai sconosciute in un mondo dominato dalla modernità industriale. Da questa tradizione artigianale che non prevede nel suo armonioso complesso l’uso di colla e chiodi, prendono vita sculture pregiate dalle forme più impensabili, a quelle che ritraggono invece la mappa della Cina fatta con legni che simboleggiano unità nonostante la fusione di più etnie e individui al suo interno.
Se da “Forever” cogliamo l’influenza avuta dal contatto con Marcel Duchamp e la sua ruota, la Pop Art smuove in Ai Weiwei nuove forme di presentazione dei suoi lavori, come nella sala intitolata “Renaissance” in cui, partendo sempre come concetto dalla limitazione della libertà personale, il Rinascimento fiorentino viene riletto nelle figure di Dante, Filippo Strozzi, Savonarola e Galilei attraverso ritratti a parete composti da mattoncini di Lego, legando così le limitazioni imposte a questi personaggi, tra esilio e ritrattazione delle proprie teorie, a quello che è l’uso di materiali innovativi creando vere e proprie icone Pop.
L’itinerario espositivo continua tra le sale del palazzo fiorentino, costruito e voluto proprio da Filippo Strozzi al suo ritorno dall’esilio impostogli dai Medici, in altrettante e forti prese di posizione e coscienza da parte dell’artista cinese. “Vases” è intitolata la  sala in cui troviamo il binomio dato dalla famosa fotografia che ritrae Ai Weiwei nella performance “Dropping a Han Urn”, riprodotta anch’essa da mattoncini di Lego e dall’applicazione “Han Dynasty Vases with Auto Paint”. Quest’ultima simboleggia il messaggio di completa rottura con il passato caratterizzato dalla bellezza propria della civiltà cinese: vasi legati al periodo della nascita di Cristo sono esposti coperti da uno strato di vernice metallizzata tipica delle macchine di lusso degli industriali cinesi. Tale gesto, sconsacrante la realtà storica propria dell’oggetto, colpisce per il paragone con la distruzione della realtà storica cinese ad opera della moderna rivoluzione culturale che crea indifferenza e non rispecchia le tradizioni culturali del paese.
La mostra vede anche una parte dedicata alla mitologia con le figure tipiche della cultura orientale, chiudendo poi il grande cerchio tracciato sin dall’inizio dell’esposizione con la sala chiamata “Shanghai”, dove davanti ai resti di uno studio che Ai Weiwei fu incaricato di  costruire per le autorità cinesi, successivamente raso al suolo, troviamo una serie di granchi di porcellana. Figura principe della storia iconografica cinese, questi granchi dal cui nome deriva il significato di armonia “he xie”, arriviamo ad evincere anche un forte sentimento di denuncia  verso il significato di censura assunto successivamente a seguito della detenzione agli arresti domiciliari dell’artista, in occasione dell’inaugurazione dell’edificio e la demolizione dello stesso datata 2011.
Scendendo infine presso le sale della Strozzina la retrospettiva continua attraverso la conoscenza diretta dell’artista attraverso il suo passato e le prime manifestazioni artistiche che lo hanno portato nella difesa dei diritti civili a varie tribolazioni, fino ad essere riconosciuto dal mondo, oltre che con il titolo di “Ambassador of Conscience” conferitogli da Amnesty International, come vero e proprio provocatore e combattente a favore della libertà assoluta di espressione.

©Testo e Foto: Simone Teschioni

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