Dibattito delle Idee – “Si….viaggiare !!!!!”

Iniziare a scrivere partendo da una domanda che di per se potrebbe già portare alla conclusione del discorso può sembrare effettivamente inappropriato, ma il dubbio sulla legittimità di questo utilizzo viene meno se consideriamo che la domanda in questione è: “dove ti porterà il tuo prossimo viaggio?”.
Ebbene un viaggio, o meglio l’arte del viaggiare e dell’essere viaggiatori, si identifica naturalmente in questa semplice e non scontata domanda, che apre con quel punto interrogativo, un mondo intero di combinazioni fra le quali poter scegliere. Confort, business class, occasioni low cost, prenotazioni con colazione a bordo e drink di benvenuto, sedili più larghi, scelta del posto, bagaglio da stiva ed eventuali attrezzature sportive che ci portiamo appresso, sono solamente cornici che accentuano o limitano a seconda dei punti di vista il nostro ego. Avendo un’infinità di scelte a disposizione, appare del tutto naturale avere delle preferenze nel poter viaggiare senza doversi lamentare del passeggero seduto accanto che russa incessantemente o del ragazzino che punta i piedi sullo schienale del sedile su cui abbiamo avuto la sfortuna di sederci, ma non è forse vero dopotutto che sia la prima che la seconda classe a bordo di un aereo, come anche su di un treno, atterrano in aeroporto e arrivano in stazione sempre nello stesso momento?
Non dovendo per forza prende a campione una categoria specifica di viaggio possiamo dire che qualunque esso sia, dalla vacanza estiva o invernale, al cammino spirituale alla ricerca di noi stessi, l’oggetto più importante che ci permette di capire cosa stiamo cercando e a cosa realmente stiamo andando incontro, è la nostra valigia (zaino, nel caso di preferenza verso la “destinazione zen”). Abituata a prendere sempre più l’appellativo di bagaglio a mano, a questa fondamentale compagna di viaggio non capita quasi mai di venire figurata come l’elemento principale del nostro itinerario. La nostra attenzione si perde per lo più in dettagli accessori, eppure è proprio il tempo che impieghiamo tra la scelta di vestiti, libri (chi non se ne porta mai dietro almeno uno), scarpe e maglioni, che identifica il nostro più profondo e inconscio ID di viaggiatore.
Riuscire a stimare più o meno cosa per noi è essenziale in un qualsiasi spostamento, è sinonimo e allo stesso tempo alto indice di praticità e spirito di adattamento, elementi da cui un viaggio non può non prescindere.
Così, se da un lato troviamo il viaggiatore propenso all’avventura, ricercatore per lo più di un’esperienza riappacificante, abituato a muoversi giusto a piedi e con l’occorrente adatto per spostamenti finalizzati alla ricerca di emozioni dovute alle meraviglie della natura, dall’altro lato è inevitabile non considerare anche la presenza del classico viaggiatore fin troppo organizzato nei minimi dettagli con tanto di applicazione sul proprio smartphone, in grado di calcolare da una foto il peso, lo spazio e l’eventuale grado si stress riscontrabile nel lasso di tempo che precede l’imbarco o il prendere posto sul treno o in auto.
Ebbene, quale delle due categorie si presenta meglio come canone di perfezione in cui immedesimarsi prima di intraprendere un viaggio?
Con sommo dispiacere non esiste una risposta definitiva se non grazie al ricorso della solita retorica e l’individuazione della miglior soluzione, in una scontata via di mezzo. È naturale che se dobbiamo parlare di viaggi vacanze, o spostamenti finalizzati alla visita di parenti o verso destinazioni più affini alla soluzione di un acquisto “andata e ritorno in giornata”, non vi può essere niente di meglio di un’organizzazione precisa e anche un po’ cinica, ma se la nostra idea rispecchia l’immaginario dei viaggiatori da romanzo, un po’ sognatori e per questo anche un po’ romantici, non esiste miglior soluzione che il considerare giusto quel fabbisogno essenziale, che occupi non troppo spazio e lasci la valigia più vuota che piena, in grado di essere riempita giusto da quello che riterremo idoneo ad arricchire prima che la mensola di casa, noi stessi. Al di la del significato da vocabolario, del significato metaforico, di quello letterario e temporale di viaggio, prenotare un biglietto e mettersi in movimento è da sempre considerato anche un ottimo strumento per ampliare i propri orizzonti. Il viaggio inteso così come esperienza di crescita, nella sua accezione più ampia, permette al viaggiatore di mettersi in gioco, di entrare in contatto con altre culture, scoprendo se stesso e qualche volta anche quello di cui realmente ha bisogno, perché non esiste al mondo, da un punto di vista psicologico, condizione più infelice che si ripercuote sull’individuo di quella di vivere nella completa certezza di un futuro già scritto. In conclusione possiamo dire che non esiste un vero e proprio viaggio in cui siamo certi che una volta intrapreso, possa cambiare a fondo la nostra vita, dalla più complessa esperienza, a quella più semplice come il pendolare che ogni mattina salendo a bordo del treno percorre sempre gli stessi chilometri, ma pensare il contrario sarebbe soltanto una presunzione, una menzogna. Il vero viaggio è tutti i giorni. Dal momento in cui ci svegliamo, a quello in cui stanchi ci addormentiamo su un divano o nel proprio letto. Questo viaggio si chiama vita e noi non siamo altro che viaggiatori incoscienti, di quello che ci può attendere dietro l’angolo di casa, o dall’altra parte del mondo.

“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono […] La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.” (Josè Saramago – Viaggio in Portogallo)

©Simone Teschioni
©Foto: Simone Teschioni

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