Dibattito delle Idee – “Libri: luoghi e storie di una seconda vita”

Un libro è spesso sinonimo di fantasia. Lo identifichiamo come un viaggio immaginario dove il lettore si siede a fianco dei protagonisti e vive, scorrendo pagina dopo pagina, la trama di un’altra vita. Per altre persone invece un libro è più comunemente inteso come una serie numerata di fogli su cui con dell’inchiostro sono stampate nuove storie, che una volta concluse svaniscono nel quotidiano senza lasciare traccia. È questo il caso più comune per cui un testo una volta letto, lo troviamo ad abitare spazi di alcune librerie con politiche di rivendita comune, più comunemente facenti capo alla descrizione di: reparto dell’usato.

“I libri come le persone si trovano dentro le case, possono essere figli dello stesso autore, appartenere ad uno stesso filone letterario e invecchiare insieme a noi”

L’aspetto di attesa dei libri usati a scaffale suggerisce sempre una certa meticolosità da parte dei librai nel sistemarli, una sorta di abbellimento che poi inevitabilmente scade nel più banale ordine per autore o disposizione per fascia di prezzo. La matrice comune della restituzione tramite la rivendita passa dal più semplice al più contorto dei motivi: un regalo poco gradito, l’aver letto il testo e il non esservi affezionato, questione di spazio, questione di gusto, il voler cancellare un ricordo non avendo più in casa quel determinato testo. È così che ha inizio quella che viene definita la seconda vita dei libri, la possibilità di essere nuovamente scelti da una parete o da un box (in questi casi la ricerca è più simile ad una caccia al tesoro) per finire dopo un rapido passaggio in cassa, nella mani di un’altra persona.
Non di frequente capita di trovare testi con intere dediche a fronte: “al mio adorato Jacopo, tanti auguri e buona lettura”, “per Francesca, perché questo libro possa essere un buon compagno di viaggio”. Per i lettori più accaniti, quelli che leggono dedicandosi alla lettura in tutte le sue forme, risulta difficile capire come mai le persone possano in questi casi arrivare a separarsi da quel testo con dedica, che finisce per essere considerato nuovamente attraverso bancarelle e magazzini, un semplice libro comune come tanti altri anonimi. Probabilmente lo Jacopo tanto adorato non ricambiava il sentimento, oppure Francesca non ha mai intrapreso quel viaggio, non sapendo così se il libro si sarebbe effettivamente rivelato di compagnia. La dedica, sinonimo di affetto/confidenza per eccellenza e anche un po’ di ritualità, poco si sposa con il concetto di libro usato. Ma è proprio a causa della rarità di questo binomio imperfetto, che quel libro acquista per il nuovo lettore ancora più valore, come un passaggio di testimone da mani inesperte a mani capaci di saper dare nuovo significato a pagine pronte per essere nuovamente sfogliate.
Altro luogo che permette ai libri di avere una seconda destinazione, più simile ad una pensione in questo caso, giudicando dalle edizioni spesso presenti, sono le biblioteche. Come templi religiosi in cui regna un silenzio apparente, le biblioteche assurgono a tempio del libro per eccellenza in cui oltre al consueto prendere a prestito, talvolta in quelle più attrezzate, è possibile perfino la consultazione attraverso E-Reader di libri in formato digitale.

“Sono tutti li che aspettano: Camilleri, Pessoa e Calvino pronti a essere scelti, pronti a vivere una seconda vita grazie agli occhi di un nuovo lettore”

Il mercato dell’usato pur registrando incrementi di vendita molto positivi, negli ultimi anni è stato affiancato da varie forme di “book sharing”, permettendo così una circolazione dei vari testi tra i lettori abbastanza inusuale, interrompendo più o meno volontariamente il classico percorso casa editrice, libreria, lettore. Il “book sharing” come il “book crossing”, non è legato all’idea di un ritrovo o ad un luogo fisso, lo scopo di fondo è quello di condividere al di là degli spazi, più libri possibili. Il “book crossing” si articola tra chi generalmente lascia un libro in una piazza, su di una panchina, ad una fermata di metro o ad una fermata del tram, e tra chi invece approfitta per la lasciare il proprio testo, in luoghi al chiuso come caffè o bar d’occasione. Nell’esprime questa condivisione, viene messo in moto un meccanismo di altruità che come nell’acquisto di un libro usato, permette ai testi di vivere una nuova avventura. I libri oggetto di “book crossing”, almeno la maggior parte, dispongono di un codice identificativo, un vero e proprio ID chiamato BCID che permette attraverso l’iscrizione ad un sito internet apposito, di seguire il percorso del libro attraverso il mondo, una specie di navigatore che traccia una mappa dei nuovi posti in cui il libro sarà portato, un percorso a tappe (il nuovo proprietario associa su internet l’ID alla città in cui si trova) possibile grazie a chi ha ritenuto opportuno di prendere il testo con se.
In un futuro in cui siamo quotidianamente sempre di più abituati ad associare il concetto e l’immagine di una libreria ad un elenco di canzoni e ad un noto logo a forma di mela, la riscoperta di questi posti e di queste iniziative che permette ai libri una libera circolazione tra le persone, non può far altro che metterci nell’ottica di rivalutare soprattutto noi stessi nel concederci giusto quel “tantum” di tempo a settimana o al mese, per scegliere un nuovo libro, magari da uno scaffale dell’usato o da una biblioteca e vivere così attraverso quella scelta, chiudendo gli occhi, una nuova vita.

©Simone Teschioni
Foto: (Biblioteca Pietro Thouar, vecchia sede) © Simone Teschioni

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